venerdì 20 gennaio 2017

Carri armati Usa schierati in Polonia


Il 12 gennaio, due giorni dopo il suo discorso di addio, il presidente Obama ha dato il via al più grande schieramento di forze terrestri nell’Europa orientale dalla fine della guerra fredda: un lungo convoglio di carrarmati e altri veicoli corazzati statunitensi, proveniente dalla Germania, è entrato in Polonia.

È la 3a Brigata corazzata, trasferita in Europa da Fort Carson in Colorado: composta da circa 4.000 uomini, 87 carrarmati, 18 obici semoventi, 144 veicoli da combattimento Bradley e centinaia di Humvees. L’intero armamento viene trasportato in Polonia sia su strada, sia con 900 carri ferroviari. Alla cerimonia di benvenuto svoltasi nella città polacca di Zagan, l’ambasciatore Usa Jones ha detto che «man mano che cresce la minaccia, cresce lo spiegamento militare Usa in Europa».

Quale sia la «minaccia» lo ha chiarito il generale Curtis Scaparrotti, capo del Comando europeo degli Stati uniti e allo stesso tempo Comandante supremo alleato in Europa: «Le nostre forze sono pronte e posizionate nel caso ce ne fosse bisogno per contrastare l’aggressione russa». La 3a Brigata corazzata resterà in una base presso Zagan per nove mesi, fino a quando sarà rimpiazzata da un’altra unità trasferita dagli Usa.
Attraverso tale rotazione, forze corazzate statunitensi saranno permanentemente dislocate in territorio polacco. Da qui, loro reparti saranno trasferiti, per addestramento ed esercitazioni, in altri paesi dell’Est, soprattutto Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Romania e probabilmente anche Ucraina, ossia saranno continuamente dislocati a ridosso della Russia.

Un secondo contingente Usa sarà posizionato il prossimo aprile nella Polonia orientale, nel cosiddetto «Suwalki Gap», un tratto di terreno piatto lungo un centinaio di chilometri che, avverte la Nato, «sarebbe un varco perfetto per i carrarmati russi». Viene così riesumato l’armamentario propagandistico Usa/Nato della vecchia guerra fredda: quello dei carrarmati russi pronti a invadere l’Europa. Agitando lo spettro di una inesistente minaccia da Est, in Europa arrivano invece i carrarmati statunitensi.
La 3a Brigata corazzata si aggiunge alle forze aeree e navali già schierate dagli Usa in Europa nell’operazione «Atlantic Resolve», per «rassicurare gli alleati Nato e i partner di fronte all’aggressione russa». Operazione che Washington ha lanciato nel 2014, dopo aver volutamente provocato col putsch di Piazza Maidan un nuovo confronto con la Russia.

Nella escalation anti-Russia, la Polonia svolge un ruolo centrale. Per questo essa riceverà tra breve dagli Usa missili da crociera a lungo raggio, con capacità penetranti anti-bunker, armabili anche di testate nucleari. Ed è già in costruzione in Polonia una installazione terrestre del sistema missilistico Aegis degli Stati uniti, analoga a quella già entrata in funzione a Deveselu in Romania. Anch’essa dotata del sistema Mk 41 della Lockheed Martin, in grado di lanciare non solo missili anti-missile, ma anche missili da crociera armabili con testate nucleari.

giovedì 19 gennaio 2017

Otto ricconi possiedono mezzo mondo



Otto super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. Il dato, tragico, viene dall’ultimo rapporto dell’Oxfam – «Un’economia per il 99%». La forbice tra ricchi e poveri aumenta ogni anno anziché venire corretta al ribasso, e il fenomeno è sempre più preoccupante visto che una grossa fetta della popolazione mondiale (circa un decimo) soffre la fame ed è costretta a sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno.
LE IDENTITÀ DEGLI uomini più ricchi del mondo sono ovviamente già note: guida la classifica Bill Gates, fondatore di Microsoft, con 75 miliardi di dollari di patrimonio personale. Al secondo posto troviamo lo spagnolo Amancio Ortega, fondatore e proprietario della catena Zara (67 miliardi). Seguono il finanziere Usa Warren Buffett (60,8 miliardi), Carlos Slim (industriale messicano delle telecomunicazioni) con 50 miliardi, Jeff Bezos (fondatore di Amazon) con 45,2 miliardi, Mark Zuckerberg di Facebook con 44,6 miliardi. In fondo alla graduatoria (in fondo si fa per dire) troviamo Larry Ellison (Oracle) con 43,6 miliardi e Michael Bloomberg (magnate dei media) con 40 miliardi di dollari.
E IN ITALIA? Non sfiguriamo di certo in quanto ad ampiezza della forbice tra ricchi e poveri: nel 2016 il patrimonio dei primi sette dei 151 miliardari italiani della lista Forbes equivaleva alla ricchezza netta detenuta dal 30% più povero della popolazione (ovvero 80 miliardi di euro). In sette hanno cioè una ricchezza equivalente a quella in mano ai 20 milioni di italiani più poveri.
I sette nomi di nostri concittadini che leggiamo nella lista della rivista Forbes sono: Rosa Anna Magno Garavoglia (recentemente scomparsa) del gruppo Campari; lo stilista Giorgio Armani; Gianfelice Rocca; Silvio Berlusconi; Giuseppe De Longhi; Augusto e Giorgio Perfetti.
Una situazione che, come abbiamo già detto, non è stazionaria, né in miglioramento, ma che al contrario si aggrava ogni anno: sette persone su dieci, infatti, vivono in paesi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni. Tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto.
LE DISUGUAGLIANZE anche in Italia sono feroci, e la sproporzione non si nota solo rispetto ai più poveri, ma anche rispetto al ceto medio. Il patrimonio dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% della ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte quello del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quello detenuto dal 20% più povero.
Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, il successivo 20% (quarto quintile) controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini appena il 13,3% di ricchezza nazionale. Il top-10% della popolazione italiana possiede oggi oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione.
MA COME FANNO le multinazionali – e i loro proprietari e dirigenti – ad arricchirsi, allargando peraltro la forbice con i cittadini più poveri? La ricetta, spiega Oxfam, è un mix di elusione fiscale, riduzione dei salari dei lavoratori e dei prezzi pagati ai produttori: il tutto, condito con la finanziarizzazione, disinvestendo nell’industria.
L’organizzazione ha raccolto testimonianze di donne impiegate in fabbriche di abbigliamento che lavorano 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana e lottano per vivere con una paga di 1 dollaro l’ora. Producono abiti per alcune delle più grandi marche della moda, i cui amministratori delegati sono tra i più pagati al mondo.

lunedì 16 gennaio 2017

Corso di formazione gratuito per imprenditori agricoli.

La Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini, in partenariato con l'Associazione Culturale "Minerva Formazione", Ente accreditato alla Regione Lazio, nell'ambito del PSR 2014-2020, organizza il corso IAP - IMPRENDITORE AGRICOLO PROFESSIONALE riconosciuto dalla Regione Lazio (150 ore).

La partecipazione al corso consentirà di acquisire competenze professionali per esercitare una delle seguenti attività: coltivazione de fondo, selvicoltura, allevamento di animali ed attività connesse e per sovrintendere alla programmazione dei requisiti qualitativi da raggiungere sia in relazione al prodotto che al processo nel suo complesso controllando e verificando il raggiungimento degli obiettivi nel rispetto della tutela dell’ambiente e della qualità.

Il corso è gratuito ed è aperto a giovani imprenditori tra 18 e 41 anni ed addetti del settore agricolo, alimentare e forestale operanti nel Lazio, gestori del territorio, altri operatori economici (PMI) che esercitano l’attività nelle aree rurali del Lazio, con un età maggiore o uguale a 41 anni compiuti.

Può, inoltre, iscriversi chi è in possesso di un titolo di studio, non universitario, inerente discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie che non eserciti attività professionale pubblica o privata.

Il corso si svolgerà presso la sede della Comunità Montana, a Rocca Priora in Via della Pineta, 117. Le iscrizioni sono aperte fino al prossimo 31 gennaio, tutte le informazioni ed il modello di domanda sono disponibili sul sito istituzionale www.cmcastelli.it, sull'albo pretorio on line - sezione avvisi. 

The Guardian: "Gli economisti ci hanno completamente deluso. Non sono migliori del Mago Otelma


Il quotidiano The Guardian accusa duramente gli economisti che a fronte di previsioni sfacciatamente errate come quella sulla Brexit fanno ben poco per riformare la propria professione, preferendo scodinzolare di fronte ai propri finanziatori e continuare a coprire i loro impopolari interessi con la propria, sempre più vacillante, autorevolezza. L’articolo prende spunto dalla timida e assolutamente inappropriata ammissione di responsabilità sul fallimento della professione fatta il giorno prima da Andrew Haldane, capo economista della Bank of England.

È ufficiale. I numeri sugli ultimi sei mesi mostrano che le previsioni di una immediata catastrofe innescata dalla Brexit, fatte dal ministero del Tesoro e dalla Banca d’Inghilterra, erano spazzatura. L’economista della Banca, Andrew Haldane, ieri ha ammesso che si è trattato di una ripetizione dell’incapacità di prevedere il crollo del 2008. È stato un altro “momento Michael Fish”, con riferimento a quando i meteorologi non riuscirono a prevedere l’uragano del 1987.
Haldane è ingiusto con Fish. L’Ufficio Meteorologico nel 1987 fu vittima di un piccolo colpo d’aria che deviò il percorso del ciclone verso nord rispetto alla direzione prevista, sopra l’Atlantico. E non aveva alcun interesse a sbagliare, non più di quanto la scienza dei sondaggi abbia interesse a sbagliare le previsioni sulle elezioni, cosa che fa sempre più spesso.
Le previsioni sulla Brexit facevano parte di una categoria diversa. È stato come il “dossier sospetto” dei servizi segreti sulle armi dell’arsenale di Saddam. Il giudizio degli esperti è stato distorto dalla politica, consciamente o inconsciamente hanno detto ciò che loro stessi o i loro finanziatori volevano sentire. Era scienza “accomodata”.
Le ragioni addotte dagli economisti per giustificare le loro previsioni sulla Brexit sono deboli. Non avevano tenuto conto dello “slancio intrinseco”, dei fattori internazionali né delle azioni correttive del governo. Si tratta sicuramente di una spiegazione insufficiente. La vera ragione è che il Progetto Paura, il tentativo orchestrato dal Tesoro di spaventare gli elettori per spingerli nel campo del Remain, ha logorato l’establishment politico e intellettuale. Ha distrutto il giudizio sugli scienziati sociali. Non ha solo fallito nel suo scopo di instillare paura, ma è sembrato avvalorare una ragione fasulla per votare Brexit – che tutti gli esperti sono dei riccastri bugiardi.
Dopo la débâcle del 2008, gli economisti accademici hanno fatto alcuni tentativi poco convinti per rispondere alla famosa domanda posta dalla regina alla LSE London School of Economics, ndt, “Perché nessuno se ne è accorto?”. Ma non c’è stata nessuna inchiesta ufficiale o professionale. Nessuno si è preso alcuna responsabilità o colpa per un errore di previsione che ha portato a un disastro nelle politiche economiche.
Ho studiato economia e rispetto i suoi tentativi di spiegare un mondo turbolento. Ma ognuno di questi fiaschi in una professione che pretende di essere scientifica dovrebbe essere seguito da un’indagine. L’economia è afflitta dall’esattezza spuria della matematica. Trascura il comportamento umano e scodinzola di fronte ai suoi finanziatori, nel governo e nel mondo economico. Le sue previsione sono utili quanto quelle del Mago Otelma e degli astrologi.

martedì 10 gennaio 2017

Siamo pronti alla bancarotta dell'Italia?

Zero Hedge rilancia un articolo sul disastro economico dell'Italia, commentando le parole dell'investitore francese Charles Gave. Mentre tutti gli occhi sono puntati sull'imminente fallimento di Monte dei Paschi e il conseguente collasso del sistema bancario, l'articolo nota una semplice verità: tutto questo è l'ovvio sintomo di un'economia la cui competitività è stata distrutta da un tasso di cambio artificialmente fisso (l'euro). Un investitore avveduto non punterebbe nulla sull'Italia in questo momento. Eppure, prima della moneta unica e per decenni ininterrotti, l'economia italiana aveva saputo correre ben più di quella tedesca.

lunedì 9 gennaio 2017

"Giornata della Terra. Giornata dei fiori. Giornata della pace. Giornata dei rotoli di carta igienica."


È detestabile che ci si debba ricordare di un'occorrenza una volta ogni 365 (o 366) giorni, quasi come se nei rimanenti fossimo legittimati a dimenticare il fatto che stiamo camminando, tutti e 7.400.000.000 il perimetro dello stesso pianeta.

È indice di una mentalità compartimentale, che non riesce a soffermarsi e concentrarsi su più eventi; sulle cause che li originano, al contempo.

Questa "noncuranza a pezzetti" può mettere a repentaglio molte cose a cui teniamo. Che non necessariamente devono essere le stesse per tutti: ma che dispongono comunque di un potere incisivo, capace di dare più sapore al vissuto.

Il pericolo implicito si riconosce, in gran parte, quando l'uovo è già un'ampia macchia di albume a terra.

Niente di così nuovo...