martedì 17 novembre 2015

#DopoParigi - Intervista di Mario Galli a Massimo Mazzucco di Luogocomune.net



Dopo i fatti di Parigi ho voluto contattare Massimo Mazzucco, giornalista, regista e sceneggiatore, editore del sito Luogocomune.net, "truthers" italiano e autore di numerosi documentari che spaziano dalle verità sull'11 settembre, passando per le cure dimenticate del cancro, all'economia mondiale. Prontamente e gentilmente ha acconsentito a rilasciare questa intervista che pubblico integralmente e con la quale spero di poter contribuire ad un dibattito serio sulla questione terroristica e medio-orientale.

Parliamo di Parigi e degli ultimi attentati che stanno scuotendo il mondo. Mentre la stampa italiana si concentra sul "chi" e sul "come", è lecito porsi la domanda "perché Parigi?". Puoi delineare il quadro geopolitico in cui ci stiamo muovendo?

L'intero quadro geopolitico sta ruotando intorno alla situazione siriana. Non è possibile comprendere gli avvenimenti odierni se non si fa prima questa premessa.

Bashar Al-Assad
La Siria di Assad rappresenta un problema per le potenze occidentali ormai da molti anni. I motivi sono diversi.

Il primo è che la Siria rappresenta l'anello di congiunzione dell'asse sciita che va dall'Iran fino agli Hezbollah nel Libano. Spezzando questo anello, si verrebbe ad indebolire fortemente una potenziale fonte di pericolo per Israele. (Se si cerca una dimostrazione che la deposizione di Assad fosse già nell'agenda del blocco occidentale fin dall'11 settembre, basta ascoltare questa intervista [https://www.youtube.com/watch?v=69Xo5Gxn2o4] al generale Wesley Clark). 


La mappa della regione medio-orientale
Il secondo motivo riguarda l'approvvigionamento energetico. Se guardiamo una cartina della regione vediamo che lungo la costa del Mediterraneo, a nord di Israele c'è il Libano, e più a nord c'è appunto la Siria, che taglia la strada verso la Turchia. Da tempo è in progettazione un importante gasdotto che unisca la Turchia ad Israele, ma naturalmente senza il consenso di Assad questo gasdotto non si può realizzare.


È una situazione simile a quella che si era verificata 15 anni fa in Afghanistan (trovate i riferimenti nel mio documentario "Il nuovo secolo americano", nel capitolo "petrolio"): fin dal 1996 gli americani volevano costruire un gasdotto che attraversasse l'Afghanistan, per unire la zona del Caspio alle coste pachistane aggirando l'Iran. Ma era prima necessario rimuovere i talebani dal potere in Afghanistan, per poterlo realizzare. Non fu infatti un caso che nel febbraio 2002, dopo soli quattro mesi dall'invasione dell'Afghanistan - con i talebani momentaneamente allo sbando - il gasdotto fu rapidamente realizzato.

Tutta la politica italiana si sta concentrando sulla caccia all'islamico, su chi sostiene che esista un islam moderato e chi no. Qual'è il tuo punto di vista? Anche il relazione all'opinione pubblica?

È curioso che si sia arrivati al punto di domandarsi se esista o meno un "Islam moderato", quando in realtà la stragrande maggioranza del mondo islamico è tollerante e tutt'altro che aggressiva. Purtroppo, a partire dall'11 settembre ha cominciato a prendere piede l'equazione "Islam = terrorismo", e sta diventando sempre più difficile liberarsene. Credo che la colpa sia anche da addebitare in parte agli stessi leader islamici, che fino ad oggi hanno fatto ben poco per dissociare chiaramente la propria religione dall'estremismo terrorista che dice di agire nel suo nome.

"Cui prodest? - A chi convene?" Tutti sembrano aver trovato la risposta alla domanda. La tua analisi?

(Ho già risposto sopra).

A dicembre 2014 la Francia, con circa 300 voti favorevoli del Parlamento, ha riconosciuto lo stato palestinese. Netanyahu, premier iraeliano, dichiarò che ciò avrebbe complicato il processo di pace. Secondo te c'è connessione tra queste parole e i fatti di Parigi?

Assolutamente sì. L'intervento di Netanyahu è lì da vedere [https://www.youtube.com/watch?v=XC1l0YWExkM]: il suo tono è apertamente minaccioso, addirittura in modo spudorato.
Benjamin Netanyahu

Lotta al terrorismo o guerra per l'approvvigionamento energetico?

Fino ad oggi, contro l'ISIS, non c'è stata nessuna reale "lotta al terrorismo" da parte delle forze occidentali. Come ha scritto acutamente qualcuno, gli americani sganciano bombe talmente "intelligenti" che non colpiscono mai i veri bersagli dell'ISIS. Ci sono intere colonne di autobotti che viaggiano a cielo aperto, con il petrolio "catturato" dall'ISIS, ma a nessuno è mai venuto in mente di bombardarle.

Ora naturalmente la situazione cambierà, e gli americani saranno costretti, obtorto collo, a diventare un po' più precisi nelle loro missioni aeree (anche perché i russi gli stanno mostrando come si fa).

Ma il vero problema è che ormai si rischia di assistere ad una invasione armata del territorio siriano, probabilmente sotto l'egida di una "coalizione Nato", e a quel punto dove andranno a finire le bombe solo Dio lo sa. Questa infatti sembra essere ormai l'unica soluzione rimasta agli occidentali per rovesciare definitivamente Assad.

Per un ulteriore approfondimento della questione, potete leggere l'articolo scritto da Massimo Mazzucco a questo link. Se avete domande e opinioni, vi sarò grato se vorrete esporle nei commenti qui sotto.