martedì 28 aprile 2015

Famiglia davvero moderna? Usa la nonna come compostaggio

Novità dall’America. Una famiglia veramente moderna, attenta all’ambiente e contraria agli sprechi può usare la nonna come compostaggio.
Katrina Spade è un giovane architetto di 37 anni e vive a Seattle. La giovane e’ assurta agli onori della cronaca per aver inventato la soluzione del problema di dove mettere i resti della nonna defunta.

Sembra che l’idea di incenerirla e gettarla nelle acque del mare sia troppo costosa e, per giunta, l’incenerimento ha l’imperdonabile difetto di aumentare i gas serra. Allora bisognava trovare un sistema più economico per risolvere la questione che risultasse, al contempo, anche utile per l’ambiente.
Katrina, ha usato la conoscenza che le deriva dalla sua professione e ha trovato la soluzione. In ogni cimitero ci sarà una rampa circolare che sarà percorsa dai familiari, i quali stenderanno la vecchina avvolta in un lenzuolo su un letto di trucioli e andrà a unirsi con una trentina di altri corpi ricoperti di trucioli e segatura.

“Il compostaggio ci fa pensare ai fondi di caffè e alle bucce di banana,” dice Katrina, ma “il corpo umano ha dei nutrienti. E se potessimo far crescere una nuova vita dopo che siamo morti?”
Secondo il New York Times, che ha riportato la notizia nella sua sezione “scienze” il 13 Aprile scorso con un articolo di Catrin Einhorn, l’obiettivo è quello di attirare l’interesse di scienziati e ambientalisti.
Gli scienziati hanno già risposto affermando che i corpi umani possono essere “compostati”, questo avviene già in moltissime fattorie per le carcasse degli animali.
Il processo è semplicissimo: mettere del materiale ricco di azoto (l’animale morto), dentro una pila di materiale ricco di carbonio (segatura e trucioli) aggiungere qualche altro ingrediente e attendere che l’attività microbiologica dia l’avvio al processo e che tutto faccia il suo corso.
In un secondo tempo ci sarebbe uno screening genetico in modo che ogni famiglia possa ricevere il giusto compostaggio che poi sarà utilizzato per far crescere una piantina. Il tutto per un costo di 2.500$, un vero affare.
Nel processo sembra che si sprigioni anche un calore tale da uccidere i germi patogeni e, se tutto viene effettuato correttamente, non c’è nemmeno cattivo odore. Come se tutto ciò non bastasse c’è anche l’aspetto spirituale della questione: legare la morte al ciclo della vita e così portare conforto ai parenti … (!!)


Partecipare ad Expo 2015 come Azienda? Ecco come fare se sei una azienda della Regione Lazio.

COMUNICATO ARSIAL
ARSIAL in collaborazione con Roma Capitale e Unioncamere Lazio, è stata individuata dalla Regione Lazio quale soggetto attuatore di un programma coordinato di promozione e valorizzazione delle produzioni agroalimentari e vitivinicole regionali, che si svilupperà su scala nazionale e internazionale. Contestualmente, l’Agenzia promuove l’aggregazione delle imprese agroalimentari e vitivinicole regionali, al fine di migliorare il loro accesso ai percorsi di internazionalizzazione del sistema produttivo ed alla valorizzazione della qualità agroalimentare.
Expo Milano 2015 costituisce una grande opportunità per valorizzare e promuovere le eccellenze alimentari del proprio territorio, coinvolgendo in un processo partecipativo tutti quei soggetti che possano contribuire a sviluppare il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, nelle sue diverse declinazioni di sostenibilità, tutela del capitale naturale, innovazione sociale, cooperazione, creatività e sviluppo.



L’efficacia delle future iniziative dipende anche dalla disponibilità di un Repertorio aggiornato di tutte le valenze espresse dal sistema produttivo regionale, al fine di garantire la migliore finalizzazione delle risorse disponibili e supportare l’internazionalizzazione delle  imprese con strumenti dedicati, quali la profilazione delle referenze per i singoli mercati, l’accesso alle diverse certificazioni richieste dai Paesi extra-UE, l’adeguamento dell’etichettatura agli standard dettati dal Reg. UE 1169/2011, ecc.
L’Agenzia intende caratterizzare il Repertorio come strumento permanente e dinamico, soggetto ad aggiornamento periodico, al fine di un pieno coinvolgimento della base produttiva sia per le iniziative promozionali, sia per condividere strumenti ed opportunità che di volta in volta si rendono disponibili in attuazione delle nuove strategie regionali, nazionali e comunitarie.
L’adesione al Repertorio de “I valori enogastronomici del Lazio” rappresenta pertanto una precondizione affinché l’Agenzia operi secondo procedure di evidenza pubblica nel migliore coinvolgimento, per i diversi ambiti di attività, delle imprese agroalimentari interessate al programma promozionale regionale, all’accesso ai vari strumenti di supporto tecnico, alla nuova strategia comunitaria di sostegno della qualità nelle sue diverse declinazioni.

Per la partecipazione al palinsesto EXPO 2015, le manifestazioni di interesse alla partecipazione dovranno pervenire preferibilmente entro il 31 Maggio 2015 in modo da cogliere eventuali opportunità fin dall’avvio del nuovo anno.

Attenzione: si invitano le aziende  a presentare le manifestazioni di interesse in quanto, ai fini della partecipazione ad un qualsiasi  evento promozionale organizzato e patrocinato da ARSIAL, in collaborazione con Roma Capitale ed Unioncamere Lazio, verranno prese in considerazione le istanze pervenute almeno 15 gg. prima della data di svolgimento delle iniziative che, oltre a quelle ricadenti nel Piano Annuale della Regione, ricomprenderanno anche ulteriori eventi, correlati ad Expo, da  programmare sul territorio regionale nel periodo 1° maggio – 31 ottobre 2015.

Esasperati dall'Imu. E spuntano le guide per evitare di pagare

Radere al suolo vecchie case, scoperchiare capannoni, donare l'abitazione della nonna a figli o cugini e persino infrangere il «sacro vincolo» del matrimonio.

tratto da ilGiornale
Gli italiani ne hanno inventata una più del diavolo per evitare di subire il salasso dell'Imu e della Tasi che hanno fatto schizzare, in soli tre anni, da 9 a 25 miliardi il prelievo sul settore immobiliare. Trucchi, escamotage e furbate, a volte raccolti in vere e proprie guide, sono lo specchio di un'Italia costretta agli espedienti per cercare di sopravvivere a tasse esose.
Il tipo di «equilibrismo» fiscale al quale si ricorre maggiormente è il cambio di categoria catastale dell'immobile. Dal 2010 al 2013 la categoria «F», destinata agli immobili che non producono reddito ha registrato un incremento del 17,7% passando da 2,6 a 3,1 milioni di unità. In particolare, la categoria «F2», cioè gli immobili collabenti (in buona sostanza, i ruderi), ha visto un balzo del 12,4% tra 2012 e 2013 a 420mila unità. Poiché la loro rendita è zero, questi immobili non pagano l'Imu e nemmeno la Tasi. È la ragione principale per la quale tanti capannoni industriali vengono scoperchiati in modo da ottenere il riaccatastamento. L'Imu sul capannone può costare fino a 80mila euro all'anno, ma la procedura deve essere effettuata da un tecnico esperto altrimenti alla prima verifica si dovranno pagare mora e sanzioni. C'è, invece, chi si avventura nelle dichiarazioni di inagibilità per dimezzare il carico di Imu e Tasi.
La soluzione estrema è, decisamente, più splatter : procedere con la ruspa e cancellare il proprio immobile. La demolizione salva dal pagamento delle imposte, ma è costosa perché bisogna chiedere un permesso e rivolgersi a ditte specializzate. In alcuni casi il gioco vale la candela. Secondo Confedilizia, in alcune province le richieste di questo tipo di permessi sarebbero aumentate del 20 per cento negli ultimi anni.
Altra prassi molto utilizzata è quella della donazione, cioè la cessione a titolo gratuito del bene immobile. Circa l'80% degli italiani è proprietario di una casa: perché l'ha ereditata oppure perché ha usufruito dell'aiuto dei genitori per acquistarla. Sempre più spesso le famiglie si ritrovano dal notaio per il cosiddetto «riallineamento» del patrimonio in modo tale che chi vive in un immobile ne diventi anche il titolare. Si spiega così il boom delle donazioni di unità immobiliari residenziali che, tra il 2011 e il 2012 (dati Istat) sono aumentate del 44,4% a oltre 127mila. In questo elenco vanno ricomprese anche le donazioni di immobili in stato di completa fatiscenza che, però, producono reddito fondiario. In Sicilia nei Comuni di Caltanissetta e di Gangi si è assistito a un florilegio di donazioni di vecchi immobili del centro storico. Nel capoluogo nisseno i proprietari si sono liberati di antiche abitazioni del centro storico donandole ad extracomunitari, mentre a Gangi molte case sono state regalate a stranieri a scopo di restauro.
Il trucco più rischioso (e anche meno commendevole) è la finta separazione. Due coniugi scelgono di porre fine fittiziamente al loro matrimonio in modo da risultare intestatari ognuno di un'abitazione e pagare le aliquote più basse relative alla prima casa. Le spese legali non sono basse, ma alcuni corrono il rischio di essere indagati per il reato di falsa testimonianza pur di non pagare la super-Imu sulla seconda casa. I dati Istat rilevano che tra 2010 e 2012 il numero di separazioni annue è rimasto stabile a circa 88mila unità. Se si osserva la distribuzione territoriale, però, emerge che la frequenza è massima nelle Regioni settentrionali ed elevatissima in Liguria e Valle d'Aosta, luoghi di vacanza per antonomasia. È lecito supporre che chi ha uno chalet a Courmayeur o una villetta a Santa Margherita sia potenzialmente più disposto a lasciare la moglie o il marito. E pensare che una volta matrimonio e casa erano quasi sinonimi.

Expo Milano: sconto 20% per chi acquista il biglietto dal blog

Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015 e sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, oltre 20 milioni di visitatori attesi. Sono questi i numeri dell’evento internazionale più importante che si terrà nel nostro Paese.
Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile. Ma non solo. Expo Milano 2015 offrirà a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre.

lunedì 27 aprile 2015

Giubileo della Misericordia. Ecco il sito web

Consultabile in sei lingue arriva il portale dedicato all’Anno Santo straordinario che avrà inizio il prossimo 8 dicembre
REDAZIONE
ROMA
Al via il sito del Giubileo: www.iubilaeummisericordiae.va è l’indirizzo del portale Internet dedicato all’Anno Santo straordinario che avrà inizio il prossimo 8 dicembre, con la solenne apertura della Porta Santa nella Basilica Vaticana. Consultabile in diverse lingue – italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e polacco – il portale presenta, in home page, il motto del Giubileo, «Misericordiosi come il Padre», accompagnato dallo stemma pontificio e dal logo del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, a cui il Papa ha affidato l’organizzazione dell’evento. Lo riferisce Radio Vaticana.
Oltre ai video ed alle foto relative alla cerimonia di indizione dell’Anno Santo, avvenuta il 13 marzo in San Pietro, e alla pubblicazione della Bolla Giubilare, diffusa lo scorso 11 aprile, il sito web riporta anche i discorsi pronunciati da Papa Francesco in entrambe le occasioni. Infine, il portale presenta i link diretti ai principali social network, come Twitter e Facebook ed offre la possibilità di consultare le notizie, i servizi e gli approfondimenti realizzati dalla Radio Vaticana e da L’Osservatore Romano sia sui preparativi al Giubileo, sia sull’attualità della Chiesa nel mondo.

Foto a Roma e Milano con messaggi dell’Isis: ‘Siamo tra voi, in attesa dell’ora X’

Ansa
L'Isis a Roma e a Milano. "Siamo nelle vostre strade". Circolano da ieri sul web foto con messaggi minacciosi a firma Islamic State sullo sfondo di alcuni luoghi-simbolo italiani, a Roma e Milano. "Pura propaganda, è jhihad della parola", dice all'ANSA una fonte dei servizi di sicurezza, secondo cui cui non ci sono "nuovi concreti elementi di allarme" e la vigilanza "è sempre massima". Le foto - alcune delle quali pubblicate dal quotidiano Il Tempo - circolano su account Twitter di sostenitori dell'Isis, riferisce la direttrice del Site Rita Katz, che le ha rilanciate sul proprio profilo.
 Un account, in particolare, quello di un tunisino fanatico del Califfato, la cui reale pericolosità è al vaglio dell'antiterrorismo. "Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell'ora X": questi i messaggi, scritti a penna su dei foglietti in italiano, arabo e francese e tenuti in mano probabilmente dalla stessa persona che scatta la foto. Sullo sfondo diversi scorci, dal Colosseo, al Duomo e alla stazione di Milano. Immortalati anche mezzi della Polizia di Stato e della Polizia locale, sempre del capoluogo lombardo, fermate della metropolitana, tratti autostradali (la Milano-Venezia, uscite di Dalmine e Trezzano sull'Adda) e bandiere dell'Expo. Sui foglietti anche una sorta di logo del Califfato. In un caso, sotto alla scritta Islamic State in Rome, appare anche la "firma": Omar Moktar. E' questo il nome di un leader di Al Qaida, ma Omar al-Muktar è pure il "Leone del Deserto", il famoso eroe nazionale libico che condusse negli anni 20 la guerriglia anticoloniale contro gli italiani. Molti si ricordano quando Gheddafi, nel giugno 2009, arrivò in Italia mettendo in bella mostra sulla sua divisa proprio la foto di Al-Muktar, simbolo della resistenza libica impiccato dagli invasori italiani.
Chiunque sia l'autore di questi messaggi, per l'intelligence italiana questa è "pura propaganda, 'guerra' psicologica, saturazione a buon mercato dei media occidentali. Saremmo stupidi a dire che non c'e' allerta, soprattutto alla vigilia di appuntamenti importanti come l'Expo - spiega una fonte dei nostri Servizi - ed infatti la vigilanza è ai massimi livelli e nessun segnale viene tralasciato. Ma non ci sono nuovi concreti elementi di allarme: siamo alla Jihad della parola". Da parte dei simpatizzanti dell'Isis, o di semplici "disturbatori", "c'e' la consapevolezza - dice la fonte - che un qualsiasi messaggio siglato Stato Islamico postato sul web ha un'immediata cassa di risonanza sui media. E' quello che sta avvenendo ormai da mesi. Dunque, sicuramente c'e' grande effervescenza sui siti, sui social; da parte degli apparati di sicurezza c'e' un profondo monitoraggio e nessuna sottovalutazione, ma un conto sono i messaggi postati su internet e un conto i pericoli reali".

Pensioni, riforma pubblica ammnistrazione, Imu e Tasi, riforma scuola e semplificazioni fiscali: novità oggi lunedì Governo Renzi



Nuove proposte di modifica alle pensioni, novità per i prepensionamenti dei dipendenti pubblici, nuovo sciopero in programma contro la riforma della Scuola: le novità ad oggi 27 Aprile 2015 del Governo Renzi


Diverse le novità e ultime notizie oggi lunedì 27 Aprile 2015 sulla riforma pensioni e le altre leggi in discussione del governo Renzi o ancora in preparazione ma che comunque preannunciano nuovi cambiamenti. Vediamo quali sono
Pensioni: Il presidente dell’Inps boeri continua per la sua strada e, dopo aver già dato avvio all’operazione tra speranza, si prepara a far debuttare dalla prossima settimana la busta arancione, documento che permetterà ad ogni lavoratore di sapere quando potrà andare in pensione e quanto percepirà mensilmente, e alla presentazione dell’assegno universale, seppur limitato a coloro che hanno 55-65 e che rischiando di perdere il lavoro rischiano di ritrovarsi in gravi condizioni di difficoltà perché ancora lontani dalla pensione. Un sostegno appoggiato dall’Ue, nonostante richieda l’impiego di risorse economiche, e molte di più rispetto a quanto ciò che la stessa Ue lamenta per l’attuazione dei piani di uscita anticipata e flessibile, ma anche da diverse forze politiche che chiedono proprio un meccanismo di lotta alla povertà che non sia un bonus. E l’assegno universale, cui è favorevole anche il ministro del Lavoro Poletti, ben risponderebbe a questa esigenza. Serve, invece, decisamente più tempo per arrivare alla possibilità concreta di applicazione di forme flessibili di uscita dal lavoro, considerando l’ampio dibattito ancora aperto in merito.

Riforma Scuola: Il Piano della Buona Scuola non sembra piacere e i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL hanno annunciato un nuovo sciopero generale del personale per il prossimo 5 maggio. Stabilizzazione dei docenti precari, rinnovo dei contratti del personale scuola, autonomia scolastica e timori per i superpoteri affidati ai dirigenti scolastici, veri e propri presidi-sceriffo sono i motivi che hanno portato i sindacati a dichiarare la protesta. Saranno, in particolare, cinque le piazze principali della protesta dello sciopero del prossimo 5 maggio, da Milano a Roma, Bari, Palermo, e Cagliari. L'obiettivo è innanzitutto quello di far saltare la prima prova degli Invalsi della scuola primaria, cioè i test per valutare la preparazione degli alunni, e la prova del 12 maggio relativa agli Invalsi delle scuole superiori. Quindi si manifesterà per l'assunzione dei docenti precari. La stabilizzazione promessa dal Governo Renzi per l'inizio del prossimo anno scolastico riguarda 100 mila docenti appartenenti alle Graduatorie ad esaurimento e dalla stabilizzazione resterebbero, dunque, fuori decine di migliaia di precari, tra gli appartenenti alle Gae che insegnano alle materne, gli idonei, ma non vincitori, del concorso 2012 e gli appartenenti alla seconda fascia. Altro motivo della protesta la riforma che assegna ‘super poteri’ ai presidi.
Semplificazioni fiscali: Fattura elettronica per tutti e passaggio dallo scontrino cartaceo allo scontrino digitale a partire dal prossimo 2017: queste le misure contenute nella Delega fiscale approvate in CdM in settimana. Secondo quanto previsto, da gennaio 2017, anche i soggetti privati che emettono fattura, quindi i titolari di Partita Iva, potranno gestire in via digitale le fatture elettroniche emesse e ricevute e le variazioni relative, modalità che prevederà diverse semplificazioni e la possibilità di evitare molti documenti fiscali oggi obbligatori.
Riforma Pubblica Amministrazione: Mentre continua l’iter di discussione della riforma della Pubblica Amministrazione, arrivano anche le prime novità concrete, dalla definizione del decreto per stabilire i piani di mobilità e prepensionamento dei dipendenti in esubero delle Province, al via libera alla pensione anticipata d’ufficio per i dipendenti statali anche prima de 62 anni e senza penalizzazioni fino al 2017 purchè abbiano maturato i requisiti contributivi richiesti, che per quest’anno sono di 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, mentre dall’anno prossimo saliranno a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Tasi e Imu: Ci si prepara ai nuovi pagamenti di giugno di Imu e Tasi 2015 proprio quando si parla del loro prossimo accorpamento in un’unica imposta, la Local Tax che, secondo le previsioni, dovrebbe assorbire il 65% circa delle entrate tributarie comunali, con aliquote differenziate, più basse sulle abitazioni principali e più alte sulle altre e dovrebbe prevede aumenti per le abitazioni sfitte.

Imu, imprese pagano come le seconde case

Avere un’azienda è considerato un lusso in Italia, almeno stando ai criteri per il calcolo dell’IMU per le imprese applicati dal Fisco. A denunciare l’eccessivo peso della pressione fiscale che mette in crisi molte aziende italiane è la Confartigianato secondo cui non solo le imposte sugli immobili sono aumentate di 15 miliardi in quattro anni, nonostante la crisi del mattone suggerisce di muoversi in direzione contraria, ma l’accanimento del Fisco si è riversato soprattutto sulle spalle delle PMI tassando capannoni industriali ma anche beni strumentali all’attività aziendale e costringendo alcune piccole realtà imprenditoriali al fallimento. Giorgio Merletti, presidente della Confartigianato, ha fatto due conti concludendo che, di fatto, questi ultimi sono “equiparati alle seconde case” e commentando “un principio assurdo, così mima la competitività delle nostre aziende”. Le voci più pesanti della pressione fiscale sugli immobili sono senza dubbio Imu e Tasi. Negli ultimi quattro anni, rispetto alla vecchia Ici, il gettito è passato da 9,8 a 25 miliardi di euro. E in questo scoraggiante quadro le imprese vengono considerate fiscalmente alla stregua di seconde case, con tutte le conseguenze del caso.

Imu imprese, cosa cambierà con local tax e riforma del catasto

Merletti critica l'Imu sulle imprese citando le parole dell’ex ministro Flavio Zanonato: “non è giusto tassare il tornio perché l’artigiano paga già le tasse sul reddito che genera il suo lavoro. L’imposta sul capannone è una tassa sul tornio” e poi aggiunge “l’Imu per le imprese diventa una tassa sulle tasse”. Ecco il calcolo IMU alla base di questa conclusione: “l’importo complessivo sull’IMU sugli immobili strumentali è di 7,2 miliardi di euro. L’IMU deducibile è del 20%, sono 1,4 miliardi e restano all’incirca 5,7 miliardi non deducibili”. E le previsioni per il futuro non sono affatto incoraggianti: tra gli imprenditori il timore è che con la riforma del catasto e la local tax la pressione fiscale aumenti proporzionalmente alle aliquote.

IMU e TASI in salita nel 2015. Stime della CGIA

(Teleborsa) - Per la CGIA di Mestre, IMU e TASI sono destinate ad aumentare quest'anno. "Se dal 2016 non sarà applicata la local tax sulla prima casa, la TASI rischia di aumentare al 6 per mille". Sono le stime rilasciate dall’Ufficio studi dell'organismo camerale CGIA di Mestre su un campione molto ristretto, che segnala come siano poco più di una dozzina le amministrazioni comunali capoluogo di provincia che hanno deliberato le aliquote/detrazioni dell’IMU e della TASI per il 2015.

Oltre la metà dei Sindaci che hanno già deliberato - come quello di Arezzo, di Bologna, di Livorno, di Modena, di Potenza, di Rimini e di Treviso - ha deciso di aumentare il peso delle tasse sugli immobili. Spesso si tratta di ritocchi che interessano un numero di contribuenti relativamente modesto: tuttavia, rileva la CGIA, il trend è orientato verso un appesantimento del carico fiscale sugli immobili.

I primi cittadini di Aosta, di Carbonia, di Pesaro e di Rovigo, invece, hanno confermato la stessa situazione del 2014. Gli unici Comuni che, infine, hanno disposto di alleggerire il carico fiscale sui propri concittadini sono stati quelli di Enna e di Mantova.

E’ questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA che ha preso in esame le delibere di approvazione delle aliquote IMU e TASI per il 2015 dei Comuni capoluogo di provincia pubblicate sino a questo momento nel sito del Dipartimento delle Finanze.

Tuttavia, con l’approssimarsi del termine del 31 maggio, entro il quale i Comuni dovranno approvare il bilancio di previsione 2015, il numero delle delibere relative alle aliquote IMU e TASI da applicare nel 2015 è destinato ad aumentare.

“A fronte di 1,5 miliardi di euro di mancati trasferimenti previsti per quest’anno – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA - per assicurare i medesimi livelli dei servizi ai propri concittadini, la maggioranza dei Sindaci sottoposti a questa analisi ha deciso di ritoccare all’insù le aliquote o di ridurre le detrazioni dell’IMU e/o della TASI".

Se il tuo comune non ti fornisce la compostiera, puoi crearne una fai da te. Ecco come!

Si sente sempre più parlare di compostaggio , nell’ambito dell’agricoltura biologica e della raccolta differenziata dei rifiuti: alcuni comuni distribuiscono addirittura le campane da mettere in giardino e, per versarvi i rifiuti umidi di casa e gli scarti del giardino, e trasformarli attraverso il compostaggio domestico in prezioso compost. Ma si può anche fabbricare da soli una compostiera fai da te riutilizzando vecchie tavole in abete e spezzoni di lamiera zincata. Si ottiene un cassone a griglia, con tre lati fissi e uno mobile per consentire lo svuotamento.
Taglio, preparazione e assemblaggio del compostiere
Si preparano tutti i pezzi nelle misure che occorrono: i quattro montanti, dall’estremità sagomata con incastro a dente, i listelli per i lati e quelli superiori, le lamiere sagomate di base, i supporti triangolari in legno e quelli a U in lamiera per il lato anteriore mobile. Si avvitano i supporti sui montanti, con inclinazione di 30° verso l’interno. Si procede separatamente alla verniciatura dei pezzi. Il montaggio della compostiera fai da te avviene un lato alla volta, assemblando i montanti con i listelli superiori e con le lamiere di base mediante viti e chiodi, controllando che siano in squadra, per poi completare con gli altri listelli trasversali inchiodati. Si preparano fianco destro e sinistro, si assemblano fra loro aggiungendo il retro. Da ultimo si infilano le tavole anteriori estraibili.

Compostiera fai da te – Il progetto

 

Cosa serve per realizzare la compostiera:
  • Listello sezione 80×80 mm (4 pezzi da 1000 mm);
  • listello sezione 30×60 mm (2 pezzi da 920 mm; 2 da 1080 mm; 1 da 1240 mm; 1 da 1085 mm);
  • tavole sezione 15×140 mm (6 pezzi da 890 mm; 5 da 900 mm; 10 da 800 mm);
  • lamiera spessa 1,5 mm (2 pezzi 170×1040 mm; 1 da 170×1060 mm; 1 da 80×1340 mm);
  • profilato a U 2x20x20 mm (1 pezzo da 1800 mm);
  • carta vetrata;
  • viti;
  • chiodi;
  • vernice sottofondo tipo cementite;
  • vernice antiruggine;
  • smalto di finitura 
  • i supporti triangolari in legno si avvitano ai montanti, con angolo di 30° fra verticale e ipotenusa, verso l’interno.
  • le staffe anteriori a U vanno sagomate e piegate con le pinze, perché sostengano le tavole.
  • dopo averle forate, le fissiamo con chiodi o viti, sempre con angolo di 30°.
    • I montanti posteriori portano due file di supporti in legno, sui lati interni. Quelli anteriori hanno una fila di triangoli in legno, per fissare le assicelle laterali, e una di staffe metalliche a U lunghe 150 mm, per le asticelle mobili da infilare e sfilare sul davanti del cassone. I listelli superiori si fissano sui montanti nell’incastro sagomato a dente.
    • Le ultime staffe metalliche anteriori, in basso, vanno fissate dopo il montaggio della lamiera sagomata di base. 
    • Nella visione dall’interno si notano i listelli laterali inchiodati e quelli anteriori solo appoggiati, per poterli sfilare. Tutti hanno angolazione di 30° verso l’interno. 
    • I materiali, sgrossati con carta vetrata e tagliati a misura, si verniciano con un sottofondo, rispettivamente cementite per il legno, antiruggine per il metallo; si rifiniscono i pezzi con due mani di smalto prima dell’assemblaggio finale.

Altro che 40mila tonnelate di FORSU/UMIDO... A Biella si sperimenta il compostaggio (vero) di villaggio...

A Masserano, in provincia di Biella, dove, nella frazione di Rongio Superiore, i cittadini sono coinvolti in un’iniziativa di “compostaggio di villaggio”.
Il Comune, infatti, ha aderito al progetto transfrontaliero italo­francese “C3PO”, cui il Consorzio COSRAB ha aderito. Lo scopo è quello di adoperare delle nuove misure che puntino alla riduzione dei rifiuti prodotti e al miglioramento del sistema di raccolta differenziata. Nel paese è stata adottata BIG HANNA, una gigantesca macchina il cui compito è quello di raccogliere e lavorare i rifiuti delle famiglie coinvolte e trasformarlo in compost. Il conferimento alla macchina (posizionata nei pressi della chiesa) è possibile in qualsiasi ora. Questa struttura eviterà anche il passaggio del mezzo di raccolta per lo svuotamento del rifiuto organico, aumentando, e di gran lunga, i vantaggi ambientali ed economici.

Homofobia. No, eterofobia

di  Alessandro Benigni - tratto da www.notizieprovita.it
Abbiamo visto che la logica omosessualista accusa di (presunta) omofobia tutti quelli che si presentano come difensori dei diritti naturali dei minori.
Si basa per lo più su fallacie logiche: argumentum ad hominem, avvelenamento del pozzo, ma anche “dello spaventapasseri“, come magari avremo modo di mostrare in seguito.
Così, gli attivisti Lgbt attaccano preventivamente i sostenitori della famiglia naturale considerandoli “omofobi”: persone con pregiudizi che vogliono limitare le libertà ed i diritti altrui.
Abbiamo anche visto che il linguaggio è importantissimo, i termini utilizzati vincolano in profondità la logica degli argomenti e non dovremmo mai utilizzare una sola parola di questo nuovo folle dizionario senza prima averne discusso il significato e senza prima aver mostrato quale logica tali neologismi sottendono.
Quando si viene attaccati come persone, quando si è vittime di pregiudizi, si dovrebbe sempre rispondere, punto per punto.
Magari in questo modo:
1) non è affatto un pregiudizio sostenere che per tutti gli esseri umani è di fondamentale importanza nascere e crescere all’interno di una famiglia dove le figure genitoriali madre-padre assumono delle caratteristiche simboliche, strutturanti e formative che vanno al di là dell’affetto del caregiver (poco più che una baby sitter) e dell’amore che ogni genitore è naturalmente spinto a riservare al bimbo.  Oltre al principio dell’evidenza naturale esiste una montagna di studi a conferma di questo incontrovertibile dato di fatto.
2) Il pregiudizio è, casomai, affermare contro l’evidenza che i bambini non hanno bisogno di un padre e di una madre. Dovremmo allora parlare non più di “omofobia“,  ma casomai di “eterofobia” e di “genofobia“.
3) Al contrario di quanto sostengono le associazioni genofobe (o genofobiche), l’evidenza, l’esperienza comune, ma anche l’intera storia della psicologia mostrano che il bambino ricerca continuamente dei punti di riferimento saldi che lo aiutino a orientarsi nella crescita, prima di tutto nella sua storia onto-genetica e da tutto il seguito che da questa deriva, a partire dalla complementarietà di padre e madre che sono oggettivamente all’origine del processo generativo. Tutto il resto è supposizione e congettura, più o meno fantasiosa.
4) E’ dunque falso e contro il principio dell’evidenza naturale affermare che al bambino non vadano indicati quelli che vengono definiti i ruoli di genere.
5) E’ altresì falso sostenere che, per la crescita del bambino, avere un padre o non averlo sia la stessa cosa. Anche in questo caso, oltre al principio dell’evidenza naturale esiste un’infinità di studi a conferma di questa evidenza basilare, che ciascuno ha sperimentato in prima persona.
Affermazioni genofobiche come “il bambino non ha alcuna esigenza della figura materna” non dovrebbero rimanere impunite o quantomeno dovrebbero venire condannate, anche dall’opinione pubblica.
La genofobia non è solo una generica avversione alla riproduzione sessuale ma sta diventando una vera e propria filosofia di vita, un atteggiamento mentale che si diffonde sempre di più tra gay e etero indistintamente.
Sono sempre di più le persone che confondono l’amore e l’affetto con i bisogni che un bambino ha prima dei sentimenti. Sono bisogni concreti, fisici, biologici. E’ superfluo citare qualsiasi ricerca sull’argomento: la formazione fisica e psichica del bambino, che iniziano nell’utero della madre e continuano dopo la nascita, sono antecedenti e primarie rispetto all’affetto e alle cure amorevoli.
La corretta formazione delle ossa del cranio o le sane correlazioni tra il bambino e la coppia padre-madre sono l’attrezzatura, il patrimonio che lui utilizzerà nella vita. E’ ovvio che un difetto fisico, come un contesto familiare difficile o la mancanza di una o ambedue le figure genitoriali non impediranno al bambino di cercare delle soluzioni di crescita alternative. Ma è altrettanto ovvio che nessuna persona sana di mente danneggerebbe volontariamente un organo del bambino perché “tanto forse crescerà bene lo stesso”. Così a nessuno dovrebbe venire in mente di sottrarre volontariamente ad un bambino, una o ambedue le figure genitoriali perché “tanto forse crescerà bene lo stesso”.

UE, APPROVATO USO OGM CONTRO LA VOLONTA′ DELLA POPOLAZIONE

Bruxelles, 24 apr. (askanews) - La statunitense DuPont e le tedesche Bayer e BASF sono le altre aziende produttrici degli ogm autorizzati. Le autorizzazioni, della validità di dieci anni, saranno aggiunte all'attuale lista di 58 alimenti e mangimi già accettati nell'Unione. Oggi è stato dato il via libera ad alcune varietà di mais, soia, colza e cotone, oltre che a due varietà di garofani come fiori da taglio. Mercoledì la Commissione ha proposto di consentire agli stati membri di decidere autonomamente se consentire o meno l'importazione di alimenti e mangimi ogm.
Secondo il gruppo ambientalista Greenpeace, le nuove autorizzazioni dimostrano che il capo della Commissione Ue Jean-Claude Juncker "si avvicina agli Usa e a Monsanto" piuttosto che ai cittadini dell'Unione. "Nei giorni scorsi Juncker ha infranto la promessa di cambiare le norme che inviano sui mercati Ue le colture OGM, anche se la maggioranza dei Paesi è contraria" ha detto la direttrice di Greenpeace per la politica alimentare Ue Franziska Achterberg. "oggi ha aperto le dighe a un'altra marea di colture ogm solo per compiacere le aziende biotech Usa e i negoziatori sul commercio. Questo è il TTIP in azione". Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), colossale e controverso progetto di intesa commerciale Usa-Ue, è in via di negoziazione.
(fonte Afp)

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giovedì 23 aprile 2015

A proposito di “migranti” ed “accoglienza”: l’esempio della Libia che non c’è più.

 
di Enrico Galoppini
Dopo l’ennesima ecatombe di sventurati, finiti ad ingrossare il computo delle vittime di una politica scellerata condotta da soggetti uno più criminale dell’altro, tutti si son messi a dire la loro sulla questione dei “barconi”.
C’è chi propone di bombardarli, come se il problema fosse il mero mezzo di trasporto. C’è chi reclama l’apertura di un “corridoio umanitario” (che potrebbe condurre direttamente a casa sua…). C’è chi ci mette la solita “parola buona”. E c’è chi chiama in aiuto l’Unione Europa e addirittura l’America.
Moammar GadhafiGli stessi soggetti, cioè, che hanno voluto e realizzato la fine dello Stato libico, nel quale lavoravano circa due milioni di africani.
Tutti abbiamo visto che fine hanno fatto questi ospiti discretamente integrati una volta eliminato Gheddafi. Discriminati, malmenati e anche uccisi, con la scusa che erano “fedeli al regime”. Anche se la verità è che il famigerato “razzismo” non è esclusiva dell’uomo bianco.
Tanto per dirne una, alcuni giorni fa, in Sud Africa, è accaduto che una folla inferocita di zulu ha dato la caccia a degli immigrati, provocandone la fuga precipitosa dalle loro case.
Ma Gheddafi andava tolto di mezzo perché era un “dittatore”. Un dittatore che avrà anche chiuso un occhio su questo traffico di esseri umani (il problema dei “barconi” non nasce ora), ma che senza ombra di dubbio credeva nelle potenzialità dell’Africa e della sua gente, non solo come riserva di manodopera a buon mercato e, soprattutto, valanga umana per trasformare l’Italia e l’Europa intera in una copia dell’America.
Si vergogni, dunque, chi pretende di dare lezioni di moralità attaccandosi al ritornello del “multiculturalismo”. Perché quello della Jamahiriyya era effettivamente un modello nel quale trovavano posto, essendoci lavoro, le più diverse etnie africane; mentre quello occidentale imposto all’Italia e all’Europa è solo un espediente per trasformare la nostra terra, dove il lavoro è sempre più chimerico, in un caos permanente nel quale l’afflusso di “migranti” svolge una parte decisiva.

L′EUROPA VUOLE IMMOBILI, ORO ED AZIENDE ITALIANE A GARANZIA DEL DEBITO!

L’Europa vuole immobili, oro ed aziende italiane a garanzia del debito. Follia!

di Mitt Dolcino - Pian piano iniziamo a vedere i contorni dell’eurofregatura: il ministro Delrio, non si comprende a che titolo, ha affermato ieri che per abbattere il debito pubblico verrà costituito un veicolo europeo con in pancia assets pubblici a garanzia che si indebiterà al fine di ridurre il debito statale del 25 o 30% del PIL. Chiaramente non si dice come si ripagheranno i denari presi in prestito, da qui a qualche anno lo scopriremo…

Questa è un’immane cazzata, senza se e senza ma. Infatti, se la sostanza è corretta – collaterizzare i propri assets al fine di indebitarsi con lo scopo di ridurre il debito – la grandissima ed immane idiozia, e qui lo ripeto forte e chiaro, idiozia, è farlo con uno strumento europeo e non italiano. L’Italia già ce l’ha il veicolo, si chiama Cassa Depositi e Prestiti e come l’omologa tedesca KFW – nata per gestire i fondi del piano Marshall – non vede i suoi debiti consolidati nel bilancio statale, ossia non vanno a peggiorare il rapporto debito/PIL. Se andassimo infatti a verificare quale sarebbe il rapporto debito/PIL tedesco computando anche i debiti della KFW ci accorgeremmo che la Germania in fondo pur stando meglio dell’Italia non sta poi così bene… [vedasi riferimenti in calce]

E’ lapalissiano che attuare il progetto di cui sopra utilizzando la CDP significherebbe andare contro agli interessi europei, finalizzati a mettere anche a termine le mani su assets nazionali di pregio con menzione particolare per i grandi attivi del periferico più ricco, l’Italia.

Si, perché si tratterebbe di buttare dentro ad uno strumento non italiano – leggasi cedere a termine – gli immobili di pregio, l’oro della banca d’Italia depositato a Roma, le quote di aziende a partecipazione statale. Poi, più avanti, per ripagare i denari che verrebbero anticipati oggi dal mercato bisognerebbe alienare e/o dare in consegna gli assets reali messi a garanzia. Carta per sostanza! Follia.

Che sia chiaro, l’Italia deve certamente percorrere tale strada ma con un veicolo proprio, italiano, ossia la CDP, ente che per altro è ben capitalizzato dal risparmio postale (ergo, le aziende all’interno del perimetro verrebbero scambiate con i crediti postali degli italiani, essi stessi oltre tutto remunerati ad un tasso inferiore a quello dei BTP). Ed in ogni caso le aziende di stato sistemiche (ENI, Enel, Finmeccanica su tutte) che, guarda caso, rendono all’azionista ben più del tasso dei BTP a 10 anni, dovrebbero comunque restare in mano statale: è follia alienare assets anche a termine che occupano e pagano tasse in Italia e che tra l’altro rendono un multiplo del costo di indebitamento ai tassi attuali del BTP! Senza dimenticare che in forza di precise prescrizioni di Yalta la Germania doveva rimanere esclusa dall’estrazione petrolifera, certamente nel disegno tedesco ENI potrebbe essere un buon cavallo di Troia…

Per inciso si noti bene che KFW, l’omologa tedesca di CDP, aveva fatto qualcosa di simile comprandosi le aziende ex DDR post unificazione per poi rivenderle a pezzi ai vari offerenti una volta più o meno risanate. Ma, attenzione, con una grande differenza: tali assets sono stati nella stragrande maggioranza proposti e venduti in via preliminare a soggetti tedeschi in quanto ciò era aspetto strategico di interesse nazionale (per l’occupazione….). A noi l’Europa ci dice invece di fare un veicolo europeo, gestito dall’Europa e di metterci dentro i gioielli nazionali: bravi! Davvero bravi, almeno così si toglierebbe agli italiani il controllo nel processo di futura vendita all’atto della restituzione dei denari anticipati…. E gli idioti italioti che abboccano… Che dire…

Il discorso potrebbe anche andare bene se a garanzia del veicolo europeo si mettesse solo l’oro italiano depositato in USA [che molto probabilmente non c’è più, se lo sono già venduto, ndr] o immobili di Stato non strategici [permettetemi, ad esempio il Colosseo è strategico, o altrimenti dobbiamo considerare la possibilità che in futuro uno dei simboli dell’Italia potrebbe essere smontato e portato che so, a Pechino o a Berlino in un parco di divertimenti a tema in cui i dipendenti sarebbero solo italiani… fate attenzione che un discorso simile non è farneticazione, se ricordo bene fu fatto da Olli Rehn per il Partenone a garanzia del debito greco]. Per quanto mi riguarda le aziende strategiche italiane e gli assets ad alto potenziale e/o strategici – come le grandi aziende di sistema che occupano e pagano le tasse in Italia – devono essere allocati in un veicolo italiano, gestito da italiani e in cui la sicurezza nazionale possa impedirne l’alienazione definitiva [all’occorrenza]. E questo senza mai dimenticare che il debito che viene chiesto all’Italia di ripagare oggi è stato accumulato in passato principalmente in lire mentre ora lo si dovrebbe restituire in euro: questo non sta né in cielo né in terra!

Ma si sa che l’invidia tedesca per l’erba del vicino è al limite della patologia, ed ecco le mille incredule rappresentazioni di come i pigri periferici possano essere più ricchi degli stessi tedeschi, con necessità di porvi rimedio…

E mentre qui ci dicono di vendere i gioielli di Stato nessuno accenna al fatto che ad esempio la Germania in contrasto con qualsiasi legge europea in materia permette alla Bundesbank di fare argine in relazione a tassi in (forte) salita a causa di minore domanda rispetto all’offerta di obbligazioni statali messe in asta (gestione dell’inoptato attraverso l’intervento della banca centrale nazionale, vedasi riiferimenti in calce). Chiaramente all’Italia tale strumento è stato negato: che sia chiaro, avendo avuto accesso a detto strumento la crisi dello spread del 2011 non avrebbe mai preso la piega che tutti conosciamo, la salita dei tassi sarebbe stata sterilizzata dalla Banca d’IItalia. Il grimaldello è proprio questo: PRETENDERE PER I PERIFERICI E PER L’ITALIA GLI STESSI DIRITTI E L’USO DEGLI STESSI STRUMENTI PERMESSI ALLA GERMANIA! Oggi siamo nell’amibito del diritto asimmetrico, sembra di essere tornati al periodo nazista e nessuno lo stigmatizza!

E poi datemi del complottista, quelli presentati sopra sono dati di fatto che vanno TUTTI nella stessa direzione, come si fa a non capirlo: la Germania con le buone e soprattutto con le cattive intende riprendersi la posizione di predominio che ritiene le spetti a livello continentale, poco conta se questo comporti effetti pratici simili ad un’occupazione militare almeno in campo economico, vedasi la Grecia.

Io spero davvero che la gente comprenda l’aberrazione della proposta di Delrio,proposta che avrà come unico risultato positivo atteso quello di tendere a far esplodere i prezzi in borsa delle aziende statali oggetto della contesa, aspettate alcuni mesi e poi ne riparliamo. Anche perchè deve essere chiaro che il paese che NON vuole cambiare lo status quo – malfunzionamenti inclusi – della moneta unica è proprio la Germania (per propri indubbi vantaggi economici), vedasi uno schema anche se datato delle varie posizioni su temi “pesanti”:

Senza se e senza ma: chiunque dovesse avallare politicamente la proposta subdolamente fatta filtrare Delrio dovrà mettere in conto la possibilità di poter essere indagato in futuro da un tribunale italiano per alto tradimento.

Agli stranieri non va dato nulla di strategico, i panni gli italiani se li devono lavare a casa propria! Piuttosto che si faccia una patrimoniale per uscire dall’euro, almeno quella servirebbe alle generazioni future (anche perché gli effetti pratici sarebbero simili per la cittadinanza): svalutando la nuova lira – e conseguentemente anche il debito nazionale – si spiazzerebbero le merci tedesche e si riinizierebbe a crescere, produrre, consumare e lavorare a pegno di un periodo di un paio di anni di estrema turbolenza, ma poi si ripartirebbe. Ben sapendo che la Germania non accetterà mai tale opzione…

A questo punto chiediamo con forza chiarimenti a Matteo Renzi su quanto affermato dal tanto fido quanto avventato Delrio, chiarimenti molto ben circostanziati.

mercoledì 22 aprile 2015

AFFONDA IL BARCONE


DI RICCARDO VENTURI

ekbloggethi.blogspot.it
Affonda il barcone. Ma non solo quello dei migranti, settecento, novecento, mille esseri umani che si rovesciano in mare tra lacrime di coccodrillo da una parte, e ferocie consolidate e diffuse dall'altra.

Affonda il barcone di questi signori qua sopra, e dell'Europa intera. Affonda il barcone delle Istituzioni, europee e nazionali. Affonda il barcone di un sistema intero, tanto barbaro quanto inutile. Affonda il barcone di parlamenti, di commissioni, di fondi monetari, di banche centrali e persino mondiali.



Affonda il barcone delle stupide vetrine della pancia piena, mangiare, mangiare, Expo, Eataly, padiglioni dei grandi architetti, pizzicagnoli alla Farinetti che pontificano, eccellenze alimentari mentre due terzi del pianeta crepa di fame.

Affonda il barcone del capitalismo e delle multinazionali, e affonda nel modo più che consueto: la guerra. Affonda senza nemmeno più un barlume di umanità. Affonda nella devastazione delle politiche di "rigore". Affonda nei fascismi e nella repressione. Affonda nei cazzari e nel loro fare. Affonda nei CIE, nelle operazioni, nelle missioni di pace che hanno generato sempre più guerra.

Affonda il barcone delle preghierine dal balcone, una bella pregatina con aria compunta e trasmessa in mondovisione e tutti son bell'e a posto. Affonda il barcone delle religioni, fabbriche di morte e di razzismo a ciclo continuo. Affonda il barcone della carità, da sempre perfettamente funzionale al mantenimento dei sistemi e degli status quo. Affonda il barcone dell'umanitarismo sempre più disumano e impotente.

Affonda il barcone della paura creata ad arte come sistema di controllo. Affonda il barcone del terrorismo del tutto organico allo stabilimento della schiavitù generalizzata. Affonda il barcone del lavoro e dei suoi miti di carta.

Affonda il barcone dei simboli di questo tempo, quando si è riusciti persino a santificare uno stupido venditore di idiozie come Steve Jobs.

Affonda il barcone dei critici radicali, sempre più slegati dalla realtà, persi in teorie che nessuno conosce e nessuno legge semplicemente perché sempre più incomprensibili, tronfie, noiose e inapplicabili.  Affonda il barcone dell'utopia, ridotta oramai a un sofistico esercizio di stile autoreferenziale e fine a se stesso.

Affonda il barcone di tutti, e sembra quasi che non ce ne accorgiamo pur essendoci tutti sopra. Affonda inesorabilmente, perché crediamo che sia inaffondabile. Affondiamo nel Canale dell'Indifferenza e nello Stretto dell'Inumano. Affondiamo nel barcone, senza morire perché siamo già morti. 

Riccardo Venturi

Fonte: http://ekbloggethi.blogspot.it

Link: http://ekbloggethi.blogspot.it/2015/04/affonda-il-barcone.html>

La soluzione alla strage di barconi c'era. Ma nessuno volle applicarla.


DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
‘Belle anime di sinistra’, voi sapete quanto vi stimo, all’incirca come una cloaca di un treno. Fate schifo oggi tutti con la mano sul cuore, gli occhi dal lucido al furente, di fronte a questa strage dei poveri senza fine sui fondali del mare che separa la disperazione senza nome di chi vi ha fatto la maglietta che indossate, o di chi vi ha dato il Coltan per i vostri cellulari, e la bella vita degli europei.


Con voi ipocriti ho chiuso da tempo, fin dal mio “Per un Mondo Migliore”, che naturalmente voi ignoraste perché vi chiedeva di RIPENSARVI, stronzi.
Per voi, per le vostre Feste dell’Unità coi banchetti per i Poveri, i vostri Nanni Moretti, le vostre idiote bandiere della pace, o il vostro Benigni, il consiglio è sempre lo stesso: kill yourselves.
Ci fu un uomo che si erse in data 17 febbraio 2011 di fronte a quell’Europa che oggi fa un emerito cazzo per le stragi, quella che scrisse il Trattato di Lisbona senza un singolo Capitolo Sociale (Barnard denunciò), e questo uomo ebbe il coraggio di dettare quella che E’ LA SOLUZIONE SISTEMICA alla tragedia dei poveri che dall’Africa fuggono via mare. Dettò al Financial Times parole di un vero Illuminato, io ne rimasi stupefatto. Eccole in sintesi, scritte, ripeto, quattro anni fa!:
Il caos Libico, e il ritorno del radicalismo islamico ci porteranno ondate di rifugiati senza precedenti, disperazione che alimenterà altro terrorismo e radicalismo, coi criminali che ne traggono vantaggio
Possiamo arginare questo disastro con tre pilastri: Vera assistenza economica a quei Paesi, fratellanza politica e inclusione sociale.”
In pratica che significa? Soprattutto un piano di aiuti per creare OCCUPAZIONE in quei Paesi. Inutile dire che chiedo che la UE aumenti il suo budget per le risorse necessarie a questo piano per i posti di lavoro in loco.”
La nostra partnership coi Paesi nord africani deve includere: progetti di sviluppo marittimo per loro, di sviluppo stradale, piani energetici di energia rinnovabile, aiuti allo sviluppo della loro piccola-media impresa, e la creazione di un grande progetto di Istruzione superiore Euro-Mediterranea.”
Ma dovremmo andare anche molto oltre: parlo di un vero Piano Marshall sponsorizzato dalla UE, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, e dalle maggiori potenze economiche. Questo piano Marshall oltre all’occupazione, dovrebbe portare una forte stabilità a quei Paesi, e deve essere nell’ordine di miliardi di euro, non meno. Qui la cooperazione degli USA è vitale, anche perché dobbiamo abolire le barriere doganali che sbarrano la strada allo sviluppo del Mediterraneo del Sud.”
Tutto ciò porterebbe vera sostanza al principio di partenariato alla pari fra UE e Nord Africa. Anche le politiche di sicurezza devono essere sviluppate assieme, così che le nazioni nord africane divengano produttori di stabilità.”
Torno a sottolineare l’importanza estrema degli aiuti all’istruzione superiore dei giovani Africani. Non solo ciò aiuterebbe a impedirne la radicalizzazione politica e religiosa causata dalla povertà, ma devono essere portati avanti da un gigantesco Programma Erasmus Euro-Mediterraneo che offra una speranza ai giovani svantaggiati del Nord Africa. Gli sarà offerta l’opportunità di studiare e di formarsi in UE.”
Di certo questa mia proposta non dimentica che si chiederà alle Nazioni sopraccitate di migliorare la loro governance, di attenersi alla legalità internazionale dei Diritti, rispettare i diritti delle donne, degli individui e delle minoranze…
Parole illuminate di un politico che incredibilmente aveva capito già anni fa che la soluzione al dramma della disperazione dei Poveri del Sud è e deve essere SISTEMICA, non cerottini come il volontariato, gli aiuti spicci, la pietà delle ‘belle anime’, e i battibecchi politici fra porci. Un uomo che parla in PRIMO LUOGO DI UN PIANO MARSHALL PER L’ISTRUZIONE E PER L’OCCUPAZIONE, di uno sforzo storico per sradicare in modo SISTEMICO le cause della disperazione, povertà e fuga da quei Paesi. E ora ve lo presento. No, non è uno di quei preti Don qui e Don là che stanno con mezzo culo su Marx e mezzo culo in Vaticano. No, non è un intellettuale di discendenza illuminista. No, non è un filosofo della Marta Marzotto o del San Raffaele. No…
Il testo fu firmato da Franco Frattini, Ministro degli Esteri di Berlusconi nel 2011. La UE lo ignorò brutalmente.
Frattini... Yes, kill yourselves popolo PD, popolo Bertinotti, popolo M5S. Just do us all a favour: kill yourselves.
BIG CALM

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1149

MANLIO DINUCCI: A SETTEMBRE LA NATO USERA' L'ITALIA PER ESERCITARSI ALLA GUERRA CON LA RUSSIA E NESSUNO LO SA"

FONTE: L'ANTIDIPLOMATICO.IT

L'intervento di Manlio Dinucci che hapartecipato - il 21 aprile 2015 - al convegno "#NoGuerra #NoNato, Per un Paese sovrano e neutrale", tenutosi al Senato.
Manlio Dinucci affronta la questione dell'escalation delle tensioni con la Russia. "Quando parlo di Russia, non parlo di angioletti. Ma in base agli interessi economici e politici della Russia, la domanda a cui nessuno risponde è: conveniva a Mosca aprire un fronte in Europa? Certo che no". I fatti di Piazza Indipendenza a Kiev sono stati a lungo preparati, ci sono le prove, e ora c'è un nuovo fronteggiamento sempre più pericoloso.


Dinucci si è poi soffermato sulle varie esercitazioni militari della Nato che lasciano presagire uno scenario drammaticamente pericoloso. Dopo una prima fase definita "magnifico balzo" (Noble Jump) tenutosi in aprile in Polonia con la partecipazione di forze tedesche e italiane, si è avuta la seconda recentemente a largo della Scozia, definita Joint Warrior, e per ammissione della stessa Nato è stata la maggiore esercitazione navale: vi partecipano dall'11 al 24 aprile 50 navi da guerra (tra cui un gruppo italiano) e 70 cacciabombardieri (che, bisogna sempre ricordare, hanno duplice capacità anche nucleare). Il tutto serve a preparare la madre di tutte le esercitazioni per la cosiddetta "Trident Juncture 2015" (TRJE15) - la maggiore esercitazione dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi che si terrà in Italia dal 28 settembre al 9 novembre, cui parteciperanno tutte le forze della Nato. "Verranno ad esercitarsi alla guerra qui in Italia".
In questo stato di cose, prosegue Dinucci, il problema è agire su un'opinione pubblica che ha subito un continuo martellamento da parte delle armi di distrazione di massa. "Prima di militarizzare i territori bisogna pensare a militarizzare le menti. Se un'opinione pubblica accetta tutto, montata dal dramma del Mediterraneo, si accetterà anche l'assurdo: mandare nuovi militari in questa fase storica", ha aggiunto. Il ragionamento di Dinucci continua su un fatto: bisogna far capire alla gente che tutto questo costa. L'Italia spende infatti, secondo dati della Nato, un ammontare che supera i 52 milioni di euro al giorno. All'incirca la stessa cifra viene ammessa dal Ministero della Difesa. Ma oltre a questo denaro speso ci sono le somme iscritte al Ministero delle finanze per le missioni e quelle iscritte al ministero dello sviluppo. Studi attendibili ed autorevoli - che i parlamentari dovrebbero prendere a riferimento - quantificano oggi il tutto in 80 milioni di euro al giorno che il nostro paese spende nel settore della difesa. Ma non basta, ora la Nato preme affinché la spesa militare venga portata al 2% del Pil: parliamo di 100 milioni di euro al giorno. Oggi questo è uno degli argomenti tabù.
"Non si tratta di proporre di cancellare gli eserciti, si tratta di eliminare le spese che travalicano l'art.11 della Costituzione: mezzi d'assalto, missioni di guerra come in Afghanistan, F-35.... etc...", ha concluso Dinucci, ribadendo il suo appello perché ci sia una mobilitazione di massa che chieda l'uscita del nostro paese dalla Nato.

Fonte: www.lantidiplomatico.it
Link: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11349

martedì 21 aprile 2015

Che cos'è il TTIP


Se avete letto i giornali – italiani e internazionali – negli ultimi mesi, è possibile che vi siate imbattuti più di una volta nella sigla TTIP. Con questa sigla si intende il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti: TTIP è un acronimo del nome in inglese, “Transatlantic Trade and Investment Partnership”. È un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America: inizialmente veniva chiamato TAFTA, da area transatlantica di libero scambio, riprendendo l’acronimo di altri simili trattati già esistenti (come il NAFTA). Il trattato è ancora in fase di discussione, non solo tra le parti: nella politica e tra i gruppi che ne stanno seguendo i negoziati, per alcuni «prevede che le legislazioni di Stati Uniti ed Europa si pieghino alle regole del libero scambio stabilite da e per le grandi aziende europee e statunitensi», per altri faciliterebbe i rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti portando opportunità economiche, sviluppo, un aumento delle esportazioni e anche dell’occupazione.
Qualche numero

Il trattato coinvolge i 50 stati degli Stati Uniti d’America e le 28 nazioni dell’Unione Europea, per un totale di circa 820 milioni di cittadini. La somma del PIL di Stati Uniti e Unione Europea corrisponde a circa il 45 per cento del PIL mondiale (i dati sono del Fondo Monetario Internazionale aggiornati al 2013). Si tratta dunque, non fosse altro che per il suo impatto globale potenziale, di un trattato di importanza storica.
A che punto sono i negoziati

Nel giugno del 2013 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e l’allora presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dopo più di dieci anni di preparazione, hanno avviato ufficialmente i negoziati sul TTIP; dovrebbero essere completati nel 2015. Il trattato dovrà poi essere votato dal Parlamento europeo, per quanto riguarda l’UE. A condurre i colloqui per conto dell’Unione Europea è la direzione generale commercio della Commissione europea – cioè uno dei “ministeri” in cui è suddivisa la Commissione – diretta finora dal belga Karel De Gucht e sostituito da Cecilia Mallström nella nuova commissione Juncker. Ci sono due negoziatori ufficiali tra le parti: per l’UE è Ignacio Garcia Bercero mentre Dan Mullaney è la sua controparte statunitense. I negoziati si sono svolti per ora in sette diversi incontri, l’ultimo a Washington dal 29 settembre al 3 ottobre.
La questione della segretezza

Va subito detto che si tratta di negoziati segreti – lo sono ancora, in parte – accessibili solo ai gruppi di tecnici che se ne occupano, al governo degli Stati Uniti e alla Commissione europea. La questione della segretezza è stata e continua a essere uno dei maggiori punti di opposizione al trattato, denunciato da molte e diverse organizzazioni sia negli Stati Uniti che nei paesi dell’Unione Europea.
Lo scorso 9 ottobre l’UE ha deciso di diffondere ufficialmente un documento di 18 pagine che contiene il suo mandato a negoziare (documento che però circolava online già da qualche mese). Oltre alle direttive della UE ai negoziatori, sono comunque trapelate nel corso del tempo varie bozze, ottenute e pubblicate da alcuni giornali, e che riguardano alcuni singoli contenuti dell’accordo: il settimanale tedesco Zeit ha messo online dei file che hanno a che fare con il settore dei servizi e dell’e-commerce, lo Huffington Post ha pubblicato dei file sull’energia, il Center for International Enrironmental Law, organizzazione statunitense, degli altri file che riguardano il settore chimico. Da tutti questi documenti messi insieme si possono ricavare una serie di informazioni importanti che danno, innanzitutto, la misura della complessità della questione.
Di cosa stiamo parlando

Nel documento diffuso dalla UE, che è comunque l’unico ufficiale, il TTIP viene definito «un accordo commerciale e per gli investimenti». L’obiettivo dichiarato dell’accordo (piuttosto generico) è «aumentare gli scambi e gli investimenti tra l’UE e gli Stati Uniti realizzando il potenziale inutilizzato di un mercato veramente transatlantico, generando nuove opportunità economiche di creazione di posti di lavoro e di crescita mediante un maggiore accesso al mercato e una migliore compatibilità normativa e ponendo le basi per norme globali». L’accordo dovrebbe agire quindi in tre principali direzioni: aprire una zona di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, uniformare e semplificare le normative tra le due parti abbattendo le differenze non legate ai dazi (le cosiddette Non-Tariff Barriers, o NTB), migliorare le normative stesse.
Il documento individua quindi tre principali aree di intervento:

1 – accesso al mercato
2 – ostacoli non tariffari
3 – questioni normative

1 – Accesso al mercato

L’accesso al mercato riguarda quattro settori: merci, servizi, investimenti e appalti pubblici.
Si prevede l’eliminazione di tutti i dazi sugli scambi bilaterali di merci «con lo scopo comune di raggiungere una sostanziale eliminazione delle tariffe al momento dell’entrata in vigore dell’accordo». Sono previste misure antidumping – cioè per evitare la vendita di un prodotto sul mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita dello stesso prodotto sul mercato di origine – e misure di salvaguardia «che consentano ad una qualsiasi delle parti di rimuovere, in parte o integralmente, le preferenze se l’aumento delle importazioni di un prodotto proveniente dall’altra Parte arreca o minaccia di arrecare un grave pregiudizio alla sua industria nazionale».
La liberalizzazione riguarda anche i servizi, «coprendo sostanzialmente tutti i settori»: si prevede anche di «assicurare un trattamento non meno favorevole per lo stabilimento sul loro territorio di società, consociate o filiali dell’altra parte di quello accordato alle proprie società, consociate o filiali». I servizi audiovisivi non sono inclusi.
La liberalizzazione riguarda anche gli appalti pubblici, per «rafforzare l’accesso reciproco ai mercati degli appalti pubblici a ogni livello amministrativo (nazionale, regionale e locale) e quello dei servizi pubblici, in modo da applicarsi alle attività pertinenti delle imprese operanti in tale campo e garantire un trattamento non meno favorevole di quello riconosciuto ai fornitori stabiliti in loco». Insomma aziende europee potranno partecipare a gare d’appalto statunitensi e viceversa.
C’è infine un capitolo sugli investimenti e la loro tutela: nel negoziato è previsto l’inserimento dell’arbitrato internazionale Stato-imprese (il cosiddetto ISDS, Investor-to-State Dispute Settlement). Si tratta di un meccanismo che consente agli investitori di citare in giudizio i governi presso corti arbitrali internazionali.
2 – Questioni normative e ostacoli non tariffari

L’obiettivo è «rimuovere gli inutili ostacoli agli scambi e agli investimenti compresi gli ostacoli non tariffari esistenti, mediante meccanismi efficaci ed efficienti, raggiungendo un livello ambizioso di compatibilità normativa in materia di beni e servizi, anche mediante il riconoscimento reciproco, l’armonizzazione e il miglioramento della cooperazione tra autorità di regolamentazione».
Le barriere non tariffarie sono misure adottate da un mercato per limitare la circolazione di merci e che non consistono nell’applicazione di tariffe: quindi non si parla di dazi. Sono limiti di altro tipo: limiti quantitativi, per esempio, come i contingentamenti (che consistono nel fissare quantitativi massimi di determinati beni che possono essere importati) o barriere tecniche e di standard (cioè di regolamento). Un esempio tra quelli più citati dai critici: negli Stati Uniti è permesso somministrare ai bovini sostanze ormonali, nell’UE è vietato e infatti la carne agli ormoni non ha accesso a causa di una barriera non tariffaria al mercato europeo.
3 – Norme

L’ultimo punto prevede un miglioramento della compatibilità normativa ponendo le basi per regole globali. È piuttosto generico, ma si dice che sono compresi i diritti di proprietà intellettuale. Si dice poi che vanno favoriti gli scambi «di merci rispettose dell’ambiente e a basse emissioni di carbonio», che vanno garantiti «controlli efficaci, misure antifrode», «disposizioni su antitrust, fusioni e aiuti di Stato». Si dice che l’accordo deve trattare la questione «dei monopoli di stato, delle imprese di proprietà dello stato e delle imprese cui sono stati concessi diritti speciali o esclusivi», e le questioni «dell’energia e delle materie prime connesse al commercio». L’accordo deve includere «disposizioni sugli aspetti connessi al commercio che interessano le piccole e medie imprese» e «deve contemplare disposizioni sulla liberalizzazione totale dei pagamenti correnti e dei movimenti di capitali».
Chi è a favore dell’accordo

Diversi studi hanno concluso che l’accordo avrà benefici sia per gli Stati Uniti che per l’UE. Il Center for Economic Policy Research di Londra e l’Aspen Institute dicono per esempio che ci sarebbe un aumento del volume degli scambi e in particolare delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti (l’incremento sarebbe del 28 per cento, circa 187 miliardi di euro). I dazi tra Stati Uniti e UE sono in media piuttosto bassi, quasi la metà di quanto imposto verso gli altri paesi del mondo, anche se ci sono grandi differenze tra settori (la componentistica per automobili, per esempio, ha dazi all’8 per cento nell’UE). Sebbene in generale la loro media sia bassa, se i dazi vengono applicati su un grande volume possono diventare un ostacolo rilevante. Questo vale ancora di più visto che il processo produttivo è spezzato tra paesi diversi (componenti o fasi prodotti o realizzati in vari paesi): piccoli dazi applicati più volte possono avere dunque un impatto importante sul prezzo del bene finale.
Gli studi favorevoli al trattato hanno inoltre stimato che il PIL mondiale aumenterebbe (tra lo 0,5 e l’1 per cento pari a 119 miliardi di euro) e aumenterebbe anche quello dei singoli stati (si stimano 545 euro l’anno in più per ogni famiglia in Europa). Poiché ci sarebbe una maggiore concorrenza, si avrebbero anche benefici generali sull’innovazione e il miglioramento tecnologico.
Si avrebbero infine dei benefici derivanti dalla semplificazione burocratica e dalle regolamentazioni: ridurrebbe sia i costi delle ispezioni che quelli delle attività economiche che operano nei due mercati facilitando alle imprese il compito di rispettare contemporaneamente le due normative. L’Unione Europea ha fatto questo esempio sulla sicurezza delle automobili:
La regolamentazione in materia di sicurezza dei veicoli applicata negli Stati Uniti differisce da quella applicata nell’Unione europea, anche se il risultato finale in termini di livelli di sicurezza è in pratica equivalente. In effetti, già oggi è possibile guidare in Europa alcune automobili omologate negli Stati Uniti, e ciò grazie a uno speciale sistema di omologazione europeo. La Commissione si augura che grazie al TTIP le autorità di regolamentazione riconoscano formalmente la sostanziale coincidenza di importanti parti dei due sistemi di regolamentazione dal punto di vista della sicurezza.
L’Unione europea e gli Stati Uniti impongono requisiti di sicurezza differenti eppure simili per quanto riguarda i fari, le serrature delle portiere, i freni, lo sterzo, i sedili, le cinture di sicurezza e gli alzacristalli elettrici. In molti casi si potrebbe riconoscere formalmente che tali requisiti offrono il medesimo livello di sicurezza.
Chi critica l’accordo

Vari soggetti si oppongono all’accordo: si va dall’organizzazione internazionale Attac a una rete di associazioni (compresa Slow Food) di vari paesi europei e statunitensi, fino a studiosi ed economisti vari. Come abbiamo detto, una delle principali critiche ai negoziati è la loro segretezza e mancanza di trasparenza; e anche il fatto che ad aver condotto il principale e più citato studio sui benefici dell’accordo sia il Center for Economic Policy Research di Londra, che questi gruppi non considerano credibile perché finanziato anche da grandi banche internazionali. Questi gruppi sostengono che le cifre sull’impatto dell’accordo sono piuttosto ambiziose, che sarebbero previste solo per il 2027 e che comunque sono troppe le variabili non considerate per poter fare una stima affidabile.
Ci sono poi critiche più sostanziali, supportate da diversi altri studi, che sono state riassunte nel numero di giugno Le Monde Diplomatique. Lori Wallach, direttrice di Public Citizen – associazione con sede a Washington – ha spiegato in dieci punti i possibili rischi del trattato per gli Stati Uniti: farmaci meno affidabili, aumento della dipendenza dal petrolio, perdita di posti di lavoro per la scomparsa delle norme sulla preferenza nazionale in materia di forniture pubbliche, assoggettamento degli stati a un diritto fatto su misura per le multinazionali, e così via. La stessa operazione è stata fatta per l’UE da un rappresentante della CGT, la Confédération générale du travail, una confederazione sindacale francese. Il punto principale di entrambe le analisi è comunque che l’armonizzazione delle norme sarebbe fatta al ribasso, a vantaggio non dei consumatori ma delle grandi aziende. Nello specifico, queste sono le critiche più diffuse:
– I paesi dell’UE hanno adottato le normative dell’Organizzazione dell’ONU che si occupa di lavoro (l’ILO), gli Stati Uniti hanno ratificato solo due delle otto norme fondamentali. Quindi si rischierebbe di minacciare i diritti fondamentali dei lavoratori.
– L’eliminazione delle barriere che frenano i flussi di merci renderà più facile per le imprese scegliere dove localizzare la produzione in funzione dei costi, in particolare di quelli sociali.
– L’agricoltura europea, frammentata in milioni di piccole aziende, finirebbe per entrare in crisi se non venisse più protetta dai dazi doganali, soprattutto se venisse dato il via libera alle colture OGM (su questo punto, non ci sono però ancora notizie precise).
– Il trattato avrebbe conseguenze negative anche per le piccole e medie imprese, e in generale per le imprese che non sono multinazionali e che con le multinazionali non potrebbero reggere la concorrenza.
– Ci sarebbero anche rischi per i consumatori perché i principi su cui sono basate le leggi europee sono diverse da quelli degli Stati Uniti. In Europa vige il principio di precauzione (l’immissione sul mercato di un prodotto avviene dopo una valutazione dei rischi) mentre negli Stati Uniti per una serie di prodotti si procede al contrario: la valutazione viene fatta in un secondo momento ed è accompagnata dalla garanzia di presa in carico delle conseguenze di eventuali problemi legati alla messa in circolazione del prodotto (possibilità di ricorso collettivo o class action, indennizzazione monetaria). Oltre alla questione degli OGM, questa critica viene sollevata relativamente all’uso di pesticidi, all’obbligo di etichettatura del cibo, all’uso del fracking per estrarre il gas e alla protezione dei brevetti farmaceutici, ambiti nei quali la normativa europea offre tutele maggiori.
– I negoziati sono orientati alla privatizzazione dei servizi pubblici quindi secondo i critici si rischia la loro scomparsa progressiva. Sarebbe a rischio il welfare e settori come l’acqua, l’elettricità, l’educazione e la salute sarebbero esposti alla libera concorrenza.
– Le disposizioni a protezione della proprietà intellettuale e industriale attualmente oggetto di negoziati potrebbero minacciare la libertà di espressione su internet o privare gli autori della libertà di scelta in merito alla diffusione delle loro opere. Si ripresenterebbe insomma la questione dell’ACTA, il controverso accordo commerciale su contraffazione, pirateria, copyright, brevetti la cui ratifica è stata respinta il 4 luglio 2012 dal Parlamento Europeo.
Infine, le multinazionali

Una delle questioni più controverse riguarda la clausola ISDS, Investor-State Dispute Settlement. È molto contestata anche da parte di alcuni governi, innanzitutto quello tedesco. Prevede la possibilità per gli investitori di ricorrere a tribunali terzi in caso di violazione, da parte dello Stato destinatario dell’investimento estero, delle norme di diritto internazionale in materia di investimenti. Ci sono già molti casi a riguardo: nel 2012 il gruppo Veolia ha fatto causa all’Egitto al Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti della Banca Mondiale perché la nuova legge sul lavoro del governo contravveniva agli impegni presi in un accordo (firmato) per lo smaltimento dei rifiuti; nel 2010 e nel 2011 Philip Morris ha utilizzato questo meccanismo contro l’Uruguay e l’Australia e le loro campagne anti-fumo; nel 2009 il gruppo svedese Vattenfall ha citato in giudizio il governo tedesco chiedendo 1,4 miliardi di euro contro la decisione di abbandonare l’energia nucleare.
Le aziende, dice chi critica la clausola, potrebbero insomma opporsi alle politiche sanitarie, ambientali, di regolamentazione della finanza o altro attivate nei singoli paesi reclamando interessi davanti a tribunali terzi, qualora la legislazione di quei singoli paesi riducesse la loro azione e i loro futuri profitti. Scrive Lori Wallach: «Possiamo immaginare delle multinazionali trascinare in giudizio i governi i cui orientamenti politici avessero come effetto la diminuzione dei loro profitti? Si può concepire il fatto che queste possano reclamare – e ottenere! – una generosa compensazione per il mancato guadagno indotto da un diritto del lavoro troppo vincolante o da una legislazione ambientale troppo rigorosa?».

fonte  http://www.ilpost.it