giovedì 26 marzo 2015

Un test degli USA avrebbe distrutto l’aereo della Germanwings?


510FS_EmblemEU Times 25 marzo 2015 - Il Ministero della Difesa russo (MoD) segnalava che dispacci della Flotta del Nord (NF) sembravano indicare che l’abbattimento del Volo 4U9525 della Germanwings, nel sud della Francia sia il “risultato diretto” di un fallito test dell’US Air Force con il suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS) nel tentativo di abbattere un veicolo di rientro di un ICBM, ma che invece ha distrutto l’aereo civile uccidendo i 150 passeggeri a bordo. Secondo il rapporto del MoD, la Flotta del Nord, già in allerta, fu avvertita dell’incidente dalla nave antisom Severomorsk, attualmente operativa nel Mediterraneo, che aveva riferito di diffuse anomalie elettriche atmosferiche rilevate sul sud della Francia, l’Italia occidentale e il sud-ovest della Svizzera. La zona di tali rilevazioni del Severomorsk, riporta la nota, è anche l’aera operativa del 510 Fighter Squadron dell’US Air Forces operante dalla base aerea di Aviano, in Italia. Curiosamente, la nota del MoD nota inoltre che tali anomalie, verificatesi nella zona operativa del 510th Fighter Squadron del sud della Francia, avvenne nello stesso lasso di tempo in cui i sistemi radar civili inglesi andavano in black out, come affermato da un post su Flight Emergencies: “Facendo delle osservazioni su MAN, vedo un A380 passare avanti subito dopo il BA, ma nulla sul radar? Hmm.” La nota del MoD chiarisce che i sistemi radar di USA-UK-UE spesso si spengono al decollo/atterraggio dei bombardieri B-1, e nel caso dell’incidente segnalato a Manchester (MAN), probabilmente coincise con lo schieramento in Inghilterra di un bombardiere B-1 Lancer, alcuni dei quali potrebbero utilizzare l’HELLADS dell’US Air Forces. Il MoD rileva inoltre che la struttura militare USA-UK-EU compromette spesso i voli civili con le esercitazioni nel continente, come l’anno scorso quando circa 50 aerei scomparvero temporaneamente dai radar di Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, tra il 5 e il 10 giugno. I servizi del traffico aereo slovacchi ammisero tale blackout radar, al momento: “La scomparsa di oggetti dagli schermi radar era collegata a un’esercitazione militare pianificata in varie parti d’Europa… il cui obiettivo era l’interruzione delle frequenze delle comunicazioni radio. Questa attività ha anche causato la scomparsa temporanea di alcuni obiettivi sul display del radar, mentre nel frattempo gli aerei erano in contatto radio con i controllori del traffico aereo e continuavano il volo normalmente“. Quanto siano pericolose tali esercitazioni militari occidentali per gli aerei civili, la nota continua, fu evidenziato il 3 marzo, quando, in una misteriosa simulazione della scomparsa del Volo 9525 della Germanwings, quando l’US Air Force si preparava al fallito test sulla Francia meridionale, il Volo LH1172 della Lufthansa, un Airbus A321 che volava a una normale quota, discese di quota in pochi minuti come testimoniano i grafici radar. La spiegazione della rapida discesa del Volo LH1172 della Lufthansa nel sud della Francia, solo due settimane fa, possiamo leggerla nell’articolo di Reporter AirlinerCatching a Lufthansa Airbus A321’s Rapid Descent Live” che dice: “Ci sono stati alcuni momenti in cui ho pensato che forse assistevo in tempo reale a un incidente di qualche tipo, da migliaia di chilometri di distanza. Per fortuna, i piloti furono rapidi e si diressero verso un aeroporto vicino. Lufthansa confermò ad AirlineReporter.com che LH1172 aveva 151 passeggeri a bordo e il capitano decise di fermarsi a Nantes (NTE), Francia, “a causa di un caso medico (passeggero malato)”. Fu confermato che non vi fu alcuna emergenza e che l’aereo era atterrato in modo sicuro“.Print A differenza del Volo LH1172 della Lufthansa, tuttavia la nota del MoD continua, il Volo 9525 della Germanwings, non poté riprendersi dalla rapida discesa… frantumandosi in decine di migliaia di pezzi di metallo e carne umana sul una montagna nel sud della Francia. Ciò che ha causato tale distruzione completa del Volo 9525 della Germanwings, afferma la relazione, fu per la prima volta evidenziato il 3 febbraio, quando un test dell’HELLADS dell’US Air Force mirò a un vecchio satellite meteo, spazzato via dall’orbita con un’esplosione causata da surriscaldamento interno. Tuttavia, gli esperti del MoD in questo rapporto dicono che i sistemi laser chimici, come ad esempio il sistema HELLADS dell’US Air Forces che ha abbattuto il Volo 9525 della Germanwings e quasi schiantato il Volo LH1172 della Lufthansa, è notoriamente estremamente difficile da puntare contro obiettivi distanti, dato che gli “effetti” tendono a diffondersi su tutta l’atmosfera che il raggio attraversa. Lo scenario esatto della distruzione del Volo 9525 della Germanwing, secondo gli esperti del MoD, era un tentativo occidentale di abbattere un “veicolo di rientro di prova” simulante una testata nucleare della Federazione russa. Lo specifico “veicolo di rientro di prova” utilizzato nel fallito test missilistico degli USA, secondo il rapporto, fu lanciato il giorno prima da un missile balistico intercontinentale (ICBM) lanciato da una base dell’US Air Force in California, che il regime di Obama ha definito “messaggio al mondo sulla capacità nucleare di Washington“. Tale “messaggio al mondo”, tuttavia secondo la nota del Ministero della Difesa, era invece rivolto direttamente alla Federazione russa per aver paralizzato l’USS Theodore Roosevelt con l’avanzata tecnologia del “Magrav” e che, oltre all’eliminazione della portaerei nell’esercitazione di poche settimane prima, aveva disattivato l’USS Donald Cook nel Mar Nero, lo scorso anno. Purtroppo, la nota afferma cupa, che quasi 37 aerei della NATO presero parte al test missilistico degli Stati Uniti, e un solo jet militare italiano commutò il transponder sul codice di emergenza #7700 dopo aver visto il Volo 9525 della Germanwings precipitare. Mentre molti piloti tedeschi si rifiutano di volare per via di tali esercitazioni degli Stati Uniti contro la Federazione russa, la nota conclude che la probabilità che agli occidentali sia raccontata la verità sul Volo 9525 della Germanwings è la stessa di quella sul Volo MH17 della Malaysia Airlines, cui foto satellitari ne dimostrano l’abbattimento da parte di un caccia ucraino, cioè… Zero. E se gli occidentali volessero sapere la verità sulle innumerevoli vite distrutte dai loro capi militari in guerre simulate? Nessuno saprebbe la risposta.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

AEREO TEDESCO PRECIPITATO - INCONGRUENZE E FANTASIOSE IPOTESI

E' da un po' di tempo che gli aerei tedeschi sono soggetti a strani incidenti con perdita di comandi. Lo si evince da vecchi articoli del Corriere sotto pubblicati.

Un pilota si pone dei dubbi:

CITAZIONE (mbelt @ 26/3/2015, 17:27) 
Non ho letto il topic, ma vorrei dire ora che mi attengo rigidamente ai fatti. Ho avuto un brevetto di volo su aereo, e almeno dalla fine degli anni 80 seguo le vicende relative agli incidenti aerei. Vorrei invitare chi legge queste righe ad essere molto molto prudente su quanto accaduto ieri l'altro in Francia, perché ci sono delle cose che non tornano e vi spiegherò quali. Mai fatto dietrologia nel mio lavoro, mai nella mia vita mi bastano e avanzano i fatti
Oggi, con una velocità davvero sorprendente, ci hanno spiegato del copilota che è rimasto solo nella cabina di pilotaggio e avrebbe deliberatamente schiantato l'aereo. Io dico che teoricamente è possibile, ma c'è qualcosa che non va. Non va il fatto che in un anno e mezzo appena si sono verificati almeno quattro incidenti assolutamente analoghi e misteriosi nelle modalità, vale a dire : 1) interruzione dei collegamenti radio senza motivo; 2) nessun mayday nessun codice di allarme sul trasponder, nemmeno quelli automatici; 3) pochi minuti dopo l'aereo inizia a deviare in qualche modo senza motivo da rotta o quota o entrambe; 3) nessun segno di vita dalla cabina di pilotaggio. In passato mai si era visto nulla di simile.
Ma i conti tornano ancora meno se si considera una ulteriore circostanza. I primi due disastri si verificano su voli della medesima compagnia malese, di uno non si troverà più niente, salvo la certezza che è caduto sull'oceano fuori rotta senza carburante, dell'altro si trova quasi tutto, ma nulla di serio o attendibile sulla causa. Tutte due gli aerei avevano una certa rotta, non identica ma vicina. Poi cosa succede? Veniamo a sapere a causa del disatro in Francia che un volo Lufthansa del novembre scorso si salva all'ultimo, e guarda caso stava succedendo qualcosa di inspiegabile. Viene detto che sulla medesima rotta fra Spagna e Germania, stessa compagnia, un aereo inizia una discesa senza che i piloti ne sappiano nulla. Cercano fi fermarla ma non ci riescono sull'aereo non funziona pù nulla, dopo molte migliaia di piedi perse con un riavvio dei computer riescono infine a riprendere i comandi. La tesi dei sensori surgelati non ha nessun senso, come è noto a chiunque opera nel settore. La tesi che i computer erano andati in crisi e l'aereo era ingovernabile per questo anche, è semplicemente impossibile...in questa forma.
Allora ripeiloghiamo: in un anno e mezzzo quattro volte si verifica un evento in volo con caratteristiche identiche, in tre finisce in tragedia, in un caso invece tutto viene risolto, ma le motivazioni date sono semplicemente assurde. Non solo, ma due incidenti sono su rotte molto vicini tra loro e della stessa compagnia malese, due altri incidenti (gli ultimi due) guarda caso sono della medesima compagnia Lufthansa e guarda caso su rotte vicinissime.
Le coincidenze sono eccessive, tanto più che si verifica un altro fatto anomalo: dopo l'incidente francese, quello di due giorni fa, un buon numero di piloti e personale di bordo della compagnia aerea più sicura del mondo guarda caso decidono di non salire più sui propri aerei, cosa che non mi risulta abbia precedenti. Evidentemente sanno almeno quello che so anche io, e sanno che c'è un pericolo non governabile, o forse neppure chiarito del tutto. Anche oggi molti voli sono stati cancellati.
E guarda caso con una velocità senza precedenti ascoltano la scatola nera che registra le conversazioni di bordo, e viene fuori che un pilota è impazzito. Certo se fosse stato il solo incidente con queste modalità potrei crederlo, ma ci sono tutte le altre cose di cui sopra, questa fretta mai vista prima di dare una spiegazione rassicurante ai piloti in Germania, ci sono diverse cose che non vanno

 l'AGENZIA RUSSA RIA NOVOSTI SOSTIENE CHE è STATO ATTIVATO IL PILOTA AUTOMATICO

E' singolare che sia nata anche in questo caso come nel caso dell'Air Malesia l'ipotesi di gas che si sarebbero sprigionati dalla batteria di un telefonino... Avremo a breve la proibizione dell'uso del telefono in aereo?

Secondo la Repubblica il pilota automatico non può ordinare una discesa così rapida come anche aggiungiamo, una salita eccessiva.
SE LA PRIMA GALLINA CHE CANTA HA FATTO L'UOVO, DOVREMO CHIEDERE AL NEW YORK TIME COME A FATTO A CONOSCERE CHE SI E' TRATTATO DI SUICIDIO DEL COPILOTA. Più che un'ipotesi sembra la versione ufficiale dei media occidentali ma la Merkel non sembra crederci.
PUO′ IL PILOTA AUTOMATICO ABBATTERE L′AEREO? PUO′ GESTIRE DISCESE REPENTINE?

Ria Novosti: A320, il pilota automatico probabilmente fu impostato in caduta libera

(Aggiornato: ) 3 11 marzo 3549
 

MOSCA, 26 MAR -. RIA Novosti autopilota si è schiantato in Francia A320 poco prima dello schianto passa al voto più basso possibile di 100 piedi (circa 30 metri), riporta Reuters citando portale aviazione FlightRadar.
"E 'evidente che tra il 09.30.52 e il 09.30.55 l'autopilota ha trasferito l'aereo manualmente dal livello di 38 mila piedi (circa 13 chilometri) a 100 metri, e nove secondi l'aereo ha cominciato a perdere quota," - ha detto l'agenzia, citando i dati dalla testa di rilevamento satellitare FlightRadar Fredrik Lindahl (Fredrik Lindahl). Egli ha aggiunto che la regolazione del pilota automatico è stato probabilmente impostato su "caduta libera".
Airbus A320 della compagnia aerea Germanwings, in rotta da Barcellona a Dusseldorf, martedì pomeriggio si è schiantato in una remota regione delle Alpi francesi, nel sud-est della Francia. Nella caduta ha ucciso 150 persone. Secondo i dati ufficiali, i passeggeri erano cittadini della Repubblica federale di Germania, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Colombia, Messico, Danimarca, Belgio, Israele, Australia, Iran, Venezuela e Stati Uniti.
L'Avvocato Marcel Brice Robin ha detto giovedi che le azioni del co-pilota del velivolo possono essere considerate l'intento di distruggere un aereo. Secondo Robin, quando il comandante del velivolo era probabilmente nel bagno, il co-pilota ha chiuso a chiave la porta e ha cominciato a diminuire volontariamente di altitudine. Il comandante ha cercato di tornare alla cabina, ma non ha potuto farlo.
 
РИА Новости http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&hl=it&prev=search&rurl=translate.google.it&sl=ru&u=http://ria.ru/world/20150326/1054750226.html&usg=ALkJrhjvm0NPuy8Pjun6qDscLqDfAzHUBg#ixzz3VX1tWX5E
 
 

Le strane analogie: a novembre Lufthansa sfiorò la tragedia

Il caso dell’Airbus 321 da Bilbao a Monaco di Baviera: i piloti ripresero il controllo della cloche solo dopo aver spento i computer di bordo

di Redazione Economia

 
 

Lo scorso 5 novembre fu evitata per poco un’altra tragedia ad un Airbus della famiglia A320. Un aereo passeggeri della compagnia Lufthansa, un A321 in volo tra Bilbao e Monaco di Baviera, è stato vicino a un grave incidente, presumibilmente per il funzionamento difettoso di alcuni sensori. Lo scrive il settimanale Der Spiegel in un servizio.
Il ghiaccio sui sensori
Secondo le ricostruzioni fornite dallo Spiegel, a provocare i malfunzionamenti in fase di decollo sarebbe stato il ghiaccio accumulatosi sui sensori, che hanno dunque passato informazioni errate al sistema dell’aereo. Da un’altezza di 9mila metri l’A321 avrebbe perso quota, circa mille metri al minuto, senza che i piloti potessero invertire la rotta con le cloche. Solo dopo aver spento un computer di bordo, i piloti hanno potuto riprendere il controllo del velivolo. L’equipaggio ha «reagito bene e in modo avveduto», ha spiegato un portavoce Lufthansa all’agenzia Dpa e l’aereo con 109 passeggeri a bordo è atterrato a Monaco in sicurezza.
 

Motore in fiamme: atterraggio
d’emergenza per l'aereo Lufthansa

Un'esplosione, fiamme e codice rosso all’aeroporto internazionale di Helsinki-Vantaa


Attimi di grande paura per i 162 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio a bordo di un Airbus A321 della compagnia tedesca Lufthansa partito sabato sera da Helsinki e diretto a Francoforte sul Meno. A bordo si è sentita un'esplosione, sono divampate fiamme i uno dei propulsori, mentre a terra è scattata l'allerta massima: codice rosso all’aeroporto internazionale di Helsinki-Vantaa. AVARIA - Poco dopo il decollo dal motore sinistro dell’apparecchio si sono viste delle fiamme e i passeggeri hanno udito un forte scoppio. Il velivolo, che effettua voli di linea tra i due Paesi, è stato costretto a rientrare all’aeroporto della città finlandese dopo circa mezz’ora dal decollo. L'atterraggio di emergenza è riuscito senza problemi, nessuno dei passeggeri è rimasto ferito, precisa la compagnia. Come da procedura è stata dichiarata l'emergenza, la manovra di rientro e l'atterraggio sono perfettamente riusciti. Alcuni passeggeri a bordo hanno raccontato all’emittente finlandese YLE che uno dei motori ha subito un'avaria e ha preso fuoco. Una foto scattata a terra da un testimone a Vantaa documenta infatti il motore sinistro in fiamme. Da Lufthansa spiegano che la causa del danno è attualmente oggetto di indagine.
5 maggio 2013 | 12:53
Aereo Germanwings cade in Francia: 150 morti
 
 
Secondo gli esperti australiani il pilota automatico gestisce da solo il volo quindi come può essere che lo stesso abbia programmato un errore fatale?
 
Da Il Messaggero un articolo sull'aereo malese che fu dirottato secondo più autorevoli fonti di giornalismo investigativo (suffragate da una telefonata di un iPhone dal fondo pista della base USA sul Pacifico di Diego Garcia).

Aereo scomparso, l'ultima teoria: «Piloti svenuti, si è inabissato con il pilota automatico»

 
di Anna Guaita
Per sei ore è rimasto in volo guidato dal pilota automatico. Quando il carburante è finito, è caduto a vite in mare, e si è inabissato, forse intatto. E' questa l'ultima teoria sulla sorte del volo Malaysia 370, scomparso lo scorso 8 marzo con a bordo 239 passeggeri e membri dell'equipaggio.

La teoria è stata presentata dalle autorità australiane, secondo le quali è molto probabile che tutti nell'aereo fossero svenuti e in stato di ipossia, cioé grave carenza adi ossigeno. L'ipossia genera in un primo momento confusione e spaesamento. Ma è possibile che i piloti, accortisi di essere sul punto di perdere conoscenza abbiano inserito il pilota automatico.

La teoria non spiega però cosa possa aver causato sia la perdita di ossigeno e lo svenimento collettivo, sia la rotta anomala seguita dall'aereo appena un'ora dopo aver lasciato l'aeroporto di Kuala Lumpur diretto verso Pechino. Invece che continuare verso nord e la Cina, infatti, il 777 aveva fatto un'inversione a U tornando indietro e poi avventurandosi sull'Oceano Indiano, e verso sud e la costa australiana.

Il vicepremier australiano, Warren Truss, ha presentato la nuova teoria, sottolineando che essa si basa sulla lettura dei movimenti dell'aereo compiuto dai satelliti, e che quindi non può spiegare quel che stava succedendo all'interno del 777. Nessuno per ora può dirci se c'era stato un attentato terroristico o un guasto catastrofico che ha fatto deviare il volo dalla sua rotta.

Quel che è invece diventato chiaro, dopo che finalmente i vari Paesi interessati hanno messo a disposizione la lettura dei loro satelliti, è che l'aereo per sei ore ha seguito una rotta precisa, senza distaccarsene di un metro. E questo depone a favore della teoria del pilota automatico. L'assoluto silenzio radio rafforza invece l'ipotesi di un malore dei piloti.

Sulla base delle letture dei satelliti, le ricerche del 777 si stanno spostando ancora più a sud dell'Oceano Indiano, a circa 1800 chilometri dalla costa australiana e dalla città di Perth. Il direttore dell'Australian Transport Safety Bureau, Martin Dolan, ha spiegato che a cominciare da agosto verranno condotte minuziose ricerche via sonar del fondale oceanico nella zona. L'area indicata è ancora più inospitale e turbolenta di quella che è stata inutilmente ispezionata nei mesi scorsi. La profondità qui raggiunge i sette chilometri, e il mare è spesso agitato. Gli esperti australiani pensano che la ricerca potrebbe durare ancora molti mesi.

martedì 24 marzo 2015

Rate Equitalia: come fare domanda

Equitalia mette a disposizione dei cittadini delle condizioni particolarmente favorevoli conrate per il pagamento delle cartelle esattoriali.
I piani di pagamenti a rate cui si può accedere sono un piano di rateizzazione straordinario che permette di richiedere fino a 120 rate in 10 anni e un piano di rateizzazioni ordinario che permette di richiedere fino a 72 rate in 6 anni. Se non si riesce ad ottenere l’accesso ad un piano straordinario si può richiedere una dilazione ordinaria, essendo i due piani alternativi.
L’importo minimo della rata, salvo casi eccezionali, è di 100 euro e finchè i pagamenti risulteranno regolari il contribuente non risulterà più inadempiente ottenendo anche il Durc e il certificato di regolarità fiscale (che permette di poter accedere a lavori presso le pubbliche amministrazioni).
Il contribuente che decide di optare per il pagamento a rate non è più soggetto ad azioni cautelari o esecutive come fermi, ipoteche e pignoramenti.

Piano rateizzazioni straordinario in 120 rate

Se il contribuente è in grado di provare la sua grave situazione di difficoltà a causa della crisi economica, quindi situazione che non dipende dalla propria responsabilità, può richiedere di pagare le cartelle esattoriale con un piano di rateizzazioni straordinario che può arrivare fino a 120 rate in 10 anni.
A stabilire il numero di rate concedibili è uno studio sulla disponibilità economica del richiedente. E’ possibile ottenere più di 72 rate quando l’importo della singola rata supera il 20% del reddito mensile del nucleo familiare (parametro valido anche per le ditte individuali). Per le imprese, invece, la rata deve essere superiore al 105 del valore della produzione mensile.

Piano rateizzazioni ordinario 72 rate

Un piano ordinario di rateizzazione è molto più semplice da ottenere soprattutto per debiti fino a 50mila euro. Per ottenere tale piano di pagamento a rate basta compilare il modulo, disponibile anche su internet al sito di Equitalia, ma anche negli sportelli di Equitalia. Il modulo va riconsegnato a mano o spedito per raccomandata con ricevuta di ritorno.
Per importi che superano i 50mila euro, invece, bisognerà allegare i documenti che possano dimostrare la difficoltà economica in cui si versa.
Le rati possono essere, per scelta del richiedente, o costanti o variabili e crescenti. Con la rate variabili crescenti si ha la possibilità di pagare meno all’inizio e nella prospettiva di un miglioramento economico, pagare di più negli anni.

Decadenza piani rateizzazione

I piani di rateizzazione, sia ordinari che straordinari, possono essere prorogati una sola volta. Nel piano ordinario la proroga è di ulteriori 72 mesi, in quello straordinario fino a 120 mesi. Nel caso di mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive, si decade dal diritto di poter beneficiare del pagamento rateizzato.

Rate Equitalia, come fare domanda

La domanda va presentata, includendo i documenti necessari e quelli di riconoscimento, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, a mano presso uno degli uffici di Equitalia, o, per debiti inferiori ai 50mila euro, anche online.

Tasse, da Tasi, Imu & Co super-bottino da 25,2 miliardi - chi paga di più?


fonte  http://www. ilsole24ore.com


Tolta l’Ici è arrivata l’Imu, che ha abbandonato l’abitazione principale dove però è tornata subito dopo aver cambiato nome, mentre mutava la «quota statale» dell’imposta e si infittivano i “tagli compensativi” ai Comuni.

 

Travolti da questo dribbling ubriacante di regole fiscali, i contribuenti hanno seguito con confusione crescente mesi di dibattiti sul tema ma ora, posata la polvere delle polemiche, sono arrivati i numeri veri, e sono molto più semplici da capire: a conti fatti, ai contribuenti la Tasi del 2014 è costata circa il 15% in più dell’Imu cancellata nel 2013 e, aiutata anche dallo sconclusionato affacciarsi dell’imposta sui terreni agricoli, ha portato il gettito al record di sempre: 25,2 miliardi di euro, quasi il 7% sopra il vecchio primato del 2012, e ben il 157% in più rispetto ai tempi “felici” della vecchia Ici.

L’ultima cifra ufficiale è stata scritta dal ministero dell’Economia nel bollettino delle entrate tributarie diffuso la settimana scorsa, e attesta che il debutto della Tasi è valso 4,6 miliardi. Certo, a differenza dell’Imu «superata» nel 2013 (anche a suon di super-acconti delle imposte sui redditi, val la pena di ricordare), il nuovo tributo collegato di nome ai servizi indivisibili non ha colpito solo l’abitazione principale, ma si è spalmato su tutti gli immobili. Magra consolazione, però: il passaggio da Tasi a Imu ha alleggerito il carico fiscale complessivo sull’abitazione principale di 500 milioni, ma questi “risparmi” hanno riguardato una minoranza di contribuenti, quelli che vivono in case dal valore fiscale (e quindi dal conto Imu) più alto, mentre alla maggioranza degli italiani, proprietari di appartamenti con rendite catastali medio-basse, la Tasi ha chiesto in media più della vecchia imposta. Anche su questo punto, la conferma arriva da dati ufficiali, targati sempre ministero dell’Economia, dove si mostra che la distribuzione del peso fiscale si è spostata dalle fasce di rendita più alte a quelle più basse (si veda il grafico a fianco).

Per capire le conseguenze concrete di questo fenomeno basta rifarsi a un altro dato ufficiale, il censimento del Catasto, dove si mostra che meno di 8 abitazioni su 100 superano i mille euro di rendita, mentre il 51,2% delle case non arriva a 400 euro. I 500 milioni non pagati dalle abitazioni principali, in ogni caso, sono stati abbondantemente compensati dagli 1,1 miliardi chiesti dalla Tasi a seconde case, negozi e imprese, cioè dalle categorie che già avevano pagato nel modo più pesante il passaggio dall’Ici all’Imu.

L’impennata del gettito e la sua evoluzione regressiva, andata cioè a danno dei contribuenti più poveri, sono figli diretti delle leggi statali, che prima hanno gonfiato le basi imponibili (con una clausola che ha portato allo Stato tutti gli aumenti standard di gettito, a prescindere dalla divisione fra «quota erariale» e «quota locale») e poi hanno cancellato le detrazioni fisse sull’abitazione principale. Il caos generato dai continui cambi di regole, ripetuti più volte anche in corso d’anno, ha fatto il resto, spingendo le aliquote al massimo anche per tamponare i tagli ai fondi locali.

Tradotte in euro, però, queste dinamiche mostrano forti differenze territoriali, che dipendono solo in parte dalle scelte fiscali dei singoli Comuni. La tabella qui a fianco riporta il gettito pro capite di Imu e Tasi nei capoluoghi di Provincia, e disegna un’Italia nettamente spaccata in due fra i grandi centri e i capoluoghi del Nord, nella prima metà della graduatoria, e il Mezzogiorno che si affolla in fondo. Due avvertenze: il gettito pro capite non indica il conto medio per le famiglie, perché comprende negozi, alberghi e capannoni che alzano nettamente il dato, e il risultato è influenzato parecchio dai valori catastali medi di ogni città. Certe differenze, però, si spiegano solo se si pensa anche ai diversi ritmi delle macchine della riscossione locale. 

Qualche settimana fa, l’agenzia delle Entrate ha stimato in 4,2 miliardi la potenziale evasione sulla casa: una 
cifra importante che, se recuperata, polverizzerebbe ogni record di entrate.

 fonte  http://www. ilsole24ore.com

“Essere sostenibili, una carta vincente per le imprese” secondo l’Osservatorio ASAM

fonte  http://www. nonsoloambiente.it
Il convegno, ospitato dalla Sala Martini di Fiera Milano lo scorso 17 marzo, ha presentato il Modello di Impresa Sostenibile nato dal confronto fra importanti realtà aziendali.

Lo scorso martedì 17 marzo, la Sala Martini di Fiera Milano ha ospitato il convegno intitolato "Essere sostenibili: una carta vincente per le imprese. Presentazione del Modello per la sostenibilità di lungo periodo", organizzato da ASAM – l'Associazione per gli studi Aziendali e Manageriali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

L'evento è stato l'occasione per presentare il Modello di riferimento di Impresa Sostenibile, un supporto operativo per le aziende che aspirano a fare della sostenibilità un asset decisivo. Il progetto, nato dall'importante lavoro di confronto fra le realtà aziendali che hanno preso parte all'Osservatorio Sostenibilità di ASAM per circa un anno, annovera tra i suoi protagonisti A2A, Artsana Group, Certiquality, Fiera Milano SpA, Heineken Italia, Inalca, JT International Italia, Kinexia Group, Lindt & Sprüngli, Lombardini22, Nexive, Regione Lombardia, Sandivik Group, Seco Tools, Smeg e Walter Italia.

L'incontro rappresenta la seconda tappa di un percorso iniziato due anni fa con il convegno di lancio dell'Osservatorio Sostenibilità. L'evento nato dalla collaborazione di ASAM e CRG – The Change Company - dal titolo "Sostenibilità delle imprese: un'opzione o un'inderogabile necessità?" - annunciava la nascita di un luogo dove imprese, ricercatori, tecnici ed esperti possono condividere esperienze e fornire un modello di impresa sostenibile fortemente innovativo, con la consapevolezza che la sostenibilità sarà il trend di riferimento dei prossimi vent'anni.

Il punto di partenza per definire l'obiettivo dell'Osservatorio è stata l'analisi dello stato dell'arte delle imprese rispetto al tema della sostenibilità ambientale, che ha fatto emergere un quadro variegato di comportamenti e azioni, composto da organizzazioni che già affrontano il tema in questione, altre che muovono i primi passi e altre ancora che si stanno interrogando sul percorso da intraprendere.
"Le aziende riconoscono l'importanza del tema, ma cosa significhi concretamente in termini di azioni di cambiamento ancora rimane oggetto di dibattito – ha spiegato Franco Ferrario, Responsabile dell'Osservatorio di ASAM e Fondatore di CRG – The Change Company. Le spinte del mercato e del contesto legislativo sono inoltre percepite come relativamente deboli e, comunque, non sono sufficienti a generare un cambiamento profondo".

Il Modello di Impresa Sostenibile si pone, in questo contesto, come punto di riferimento, definendo le linee guida per migliorare il livello di sostenibilità delle aziende e la capacità di posizionarsi rispetto alle altre realtà sul mercato, permettendo allo stesso tempo di attuare buone pratiche di sostenibilità. In particolare, il Modello definisce le principali variabili organizzative come per esempio i ruoli, le caratteristiche delle tecnologie di produzione, la formazione e la scelta dei fornitori.

Un dato rilevante emerso dallo studio dimostra che la questione della sostenibilità è generalmente in capo al Top Management, l'area aziendale più sensibile al cambiamento. Ne sono una dimostrazione i vertici delle aziende e gli accademici che hanno preso parte al convegno e che attualmente possono rappresentare un elemento di traino significativo verso la sostenibilità.

fonte  http://www. nonsoloambiente.it

#nonfartifregare - Truffe: l'aiuto sui social viene dalla Polizia di Stato

Fonte www. panorama.it

Agente Lisa, il gruppo ufficiale della Polizia di Stato, aggiorna quotidianamente i cittadini sulle attività della polizia ma anche sulle truffe in cui possiamo incappare quotidianamente. Come si legge nelle informazioni : "I contenuti pubblicati riguardano comunicati stampa, ricorrenze istituzionali, eventi, comunicazioni del Capo della Polizia o dei Questori della Repubblica e aggiornamenti in situazioni di emergenza”.
Non solo, Agente Lisa racconta anche gli interventi della polizia dal loro punto di vista, avvicinando i cittadini alle Forze dell'Ordine. Un esempio è questo post, pubblicato il 22 marzo all'indomani di una triste vicenda:  

"Buona domenica dall’Agente Lisa!
Molti di voi avranno letto nei giorni scorsi la notizia della bambina di Bari trovata da sola in casa a vegliare il corpo della mamma morta. Tutti sono rimasti colpiti da questa piccolina che si è comportata come una donna in miniatura. C’è però un’altra persona che non scorderà mai questa triste avventura. E’ Maurizio Galeazzi, cioè il dirigente delle Volanti della questura di Bari, che dopo oltre trent’anni di servizio in tante città ha visto sciogliersi come neve al sole la corazza che aveva sull’anima dopo tanti anni di Strada, quella con la S maiuscola. 
Perché tante cose brutte alla fine ti induriscono, ma trovare quella creatura di pochi anni, tra l’altro coetanea del più piccolo dei suoi tre figli, che seduta composta sul divano ha iniziato a raccontargli che aveva mangiato, fatto i compiti, che si era vestita “tutto da sola” e che “mamma è in camera da letto, si è sentita male e forse è morta” è stato come rompere gli argini. La simpatia istintiva li ha coinvolti entrambi e arrampicarsi in braccio al poliziotto è stato naturale, un posto sicuro e Maurizio si è definitivamente arreso a quelle belle emozioni quando chiedendo alla piccola se si fidava di lui, lei ha annuito chiedendogli di portarla fuori di lì. 
Ma bisogna farle mangiare qualcosa subito e allora un panino e un po’ di frutta, su richiesta della bimba, vanno bene ma ci sono anche da coordinare le attività di indagine e bisogna mantenere la lucidità, che non è semplice con quello scricciolo in braccio, che per uno scherzo della mente ti sembra che sia tuo figlio.
Mentre gli altri colleghi si danno da fare, Maurizio deve convincerla ad andare in ospedale per qualche esame e quello proprio non le va. Allora come fare? La promessa di una corsa in ambulanza e di poter suonare la sirena risolvono il problema! 
Quel frugoletto istantaneamente si affeziona proprio ai poliziotti e, forse complice qualche disavventura della mamma, se ne esce con uno sgrammaticato e tenero “ voi siete più simpatichi dei Carabinieri”.
Da quelle braccia scende solo quando arriva il nonno ma Maurizio ora è il suo amico e anche lui non riesce a chiuderla subito lì con la sua nuova piccola amica.
Lui continua ad informarsi, a seguirla, a parlare con il nonno e gli zii della nuova vita che sta affrontando a scuola e in famiglia... "

Un esempio invece di post pratico è quello apparso stamattina sulla pagine; dopo una breve introduzione sull'utilizzo degli smartphone, arriva il consiglio rivolto a tutti: "Nel pensare tutto questo mi sono ricordata di alcuni di voi che avevano avuto delle disavventure con i gestori di linee telefoniche, perché si erano trovati misteriosamente addebitati parecchi euro sulla loro card prepagata o in abbonamento. 
E allora oggi facciamo un po’ di chiarezza in modo da pagare solo quello che realmente vogliamo e vediamo cosa bisogna fare in caso ci siano contestazioni”. E subito dopo racconta in modo chiaro e preciso che cosa devono fare gli utenti per evitare di incappare in brutte sorprese.

Agente Lisa è dunque un aiuto pratico quotidiano che con un approccio "friendly” si avvicina ai cittadini riuscendo a instaurare un dialogo con loro. E aiutandoli.
Proprio per questo il gruppo "Agente Lisa” è entrato tra le prime dieci posizioni nella classifica delle pagine migliori di facebook ("Top Brands” di Blogmeter).
Il personaggio virtuale creato dalla Polizia di Stato veglia dunque sui cittadini affrontando ogni argomento: dai pericoli per gli adolescenti sul web alle informazioni sulla sicurezza passando anche dalle più comuni truffe.
Un modo pratico e veloce per essere sempre aggiornati e per capire di più anche il ruolo della Polizia di Stato, che in questo modo è riuscita ad avvicinarsi in maniera efficace ai cittadini.

Fonte www. panorama.it

LA STRAGE DI ITALIANI IN TUNISIA PER SPINGERE L′ITALIA AD ADERIRE AI PROGRAMMI NATO?

Fonte: Scenarieconomici.it
La strage di italiani in Tunisia fu strumento per spingere l’Italia ad intervenire sotto l’ombrello NATO/ONU in Libya? FONTE: scenarieconomici.it
I ben informati – pochi e sempre i soliti – che ruotano attorno alla Farnesina (non nella Farnesina, ben inteso…) non hanno dubbi: l’attacco del Bardo di Tunisi era mirato a fare una strage di italiani, nulla d’altro. Finalmente questa triste verità sta emergendo anche dai giornali nazionali a partire da La Stampa di Torino, non a caso testata vicinissima agli apparati USA. L’obiettivo, molti temono, parrebbe essere quello di spingere l’Italia all’intervento militare in Libya per mettere ordine, evidentemente chi lo ha commissionato ha sottovalutato l’ignavia italica, gli italiani non ci pensano nemmeno ad intervenire. Infatti, per “vendere” alla gente dello Stivale un intervento armato bisogna comprarsi la politica, che decida per loro… Non che non sia mai successo in passato e nemmeno che non sia successo ora ma evidentemente anche se fosse il caso chi oggi comanda sa che sarebbe una polpetta avvelenata che deraglierebbe quel minimo di crescita che si può sperare di avere nei prossimi 9 mesi.
Chi scrive è stato fiero sostenitore di un intervento unilaterale italiano atto a mettere ordine in Libya, una scuola di pensiero purtroppo minoritaria. Appunto, unilaterale, finalizzato a difendere gli interessi italiani. Quello che invece vorrebbe qualcuno non troppo amico dell’Italia – e nemmeno troppo lontano, sta certamente in Europa – è far pagare il conto dell’ordine da re-instaurare appunto al Belpaese. Renzi giustamente si nega dall’intervenire, se proprio si deve fare bisogna che sia unilaterale, leggasi con l’obiettivo di spiazzare gli avversari nei progetti in Libya (Francia, UK, Germania per intenderci). Oggi l’Italia non ne ha la forza e nemmeno gli appoggi (con Obama).
In ogni caso la la storia è meno complessa di come appare, sapendola leggere: nel 2011 ci fu un golpe contro l’Italia e dunque venne fatto cadere il Cavaliere. Nelle more di questo piano, di matrice franco-britannica, bisognava annientare Gheddafi, troppo amico dell’Italia – con il suo aiuto l’Italia rischiava di passare come il vero vincitore nel post crisi subprime, l’unico paese occidentale a non aver dovuto salvare il proprio sistema bancario con soldi pubblici – essendo per altro il Rais in possesso di documentazione compromettente per Sarkozy (Gheddafi aveva finanziato la sua campagna elettorale, ndr).
Dunque, la Francia attaccò in modo unilaterale la Libya e fu il caos, il paese mediterraneo cadde in una guerra fratricida che ha annichilito la ricchezza libica in meno di quattro anni, per altro creando seri grattacapi all’ENI (l’azienda italiana molto probabilmente sarà il prossimo obiettivo di BP o Total, ma questa è un’altra storia). Appunto, la Francia NON sarebbe potuta intervenire in Libya come ha invece fatto, è prassi che nel caso di ex colonie il coordinamento delle operazioni debba passare dalla potenza ex coloniale. Dunque la Francia – spalleggiata dagli UK – creò il trambusto andando contro le regole di ingaggio di prassi, fatto di cui anche la segreteria di Stato USA ebbe a che dolersi.
Ora che il caos è stato fatto la Francia vorrebbe che l’Italia raccogliesse i cocci assumendosi l’onore – anzi, soprattutto l’onere – dell’intervento armato, proprio adesso che l’Italia sta vedendo un minimo di crescita, oggi intervenire sarebbe un suicidio anche in relazione alla grave situazione di crisi del Belpaese. Per non parlare dell’aspetto militare.
Chi scrive era fautore di un intervento unilaterale per spiazzare gli interessi dei paesi che volettero il golpe italiano, chiaramente è contrario a farsi prendere per il sedere da Parigi con un intervento ora e per di più non in modo unilaterale(qualcuno vorrebbe che l’Italia intervenisse anche per difendere gli interessi dei “partners EU” che hanno creato il problema quattro anni fa, per altro loro stessi spiazzando ENI in molti progetto energetici). Anche Hollande ha “invitato“ l’Italia ad intervenire….
In tutto questo vale la pena di menzionare il caso degli UK: decisero di intervenire in Libya con il desiderio di spiazzare l’ENI nel settore idrocarburi, questo è chiaro. Il vero problema è che facendo cadere Berlusconi, passo necessario per poter perseguire il loro obiettivo in Libya, hanno rafforzato la Germania che ora senza il Cavaliere tra le scatole è la chiara dominatrice in Europa (il Cav era un solidissimo alleato anglosassone!). Ossia, oggi gli UK sono in una situazione simile a quella vissuta a Dunquirq, leggasi in EU non contano più nulla a vantaggio tedesco (e francese).
La Francia invece, il vero malato d’Europa in pectore, spera ancora di perpetrare il suo potere a danno italico, come sempre. E per questo si è alleata alla Germania in EU, in questo contesto la vittoria di Sarkozy di oggi alle amministrative è pericolosissima per l’Italia.
Vedremo, comunque il caos è tanto. Per ora il Governo fa bene a non concedere nulla ai propri nemici, che l’intervento in Libya per riappacificare venga fatto da coloro che hanno fatto il danno, questa è una buona – o l’unica – indicazione strategica perseguibile. Per adesso.
FONTE: scenarieconomici.it

Un sussulto spontaneo di dignità e di giustizia che trova nelle parole di Papa Francesco un'autorevole conferma

CRO SOCIALE (NIRA) Roma, 23 MAR - «Eminenza, mi permetto di scriverle per dirle grazie! Le sue parole di incoraggiamento affinché il popolo degli onesti reagisca senza deprimersi sono per noi un segno di speranza». È quanto scrive Roberto Mineo, presidente del CEI di Don Picchi al card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei che nei giorni scorsi aveva invitato il «popolo degli onesti a regaire senza deprimersi». «Come sa - aggiunge Mineo - il Centro Italiano di Solidarietà è stato fondato da Don Mario Picchi un vero pioniere nella lotta alle dipendenza da droga, alcool e gioco. Dopo la bufera di mafia capitale, noi, come tante altre realtà che hanno sempre agito con onestà e professionalità, ci troviamo in grandi difficoltà che non sono solo quelle economiche, ma soprattutto ambientali. Mi spiego meglio». «A Roma, come immagino in tante altre città italiane colpite dal cancro della corruzione - prosegue Mineo - sembra che tutti coloro che si occupano di welfare siano ladri e imbroglioni. Grazie al cielo non è così. Anzi proprio in queste settimane nella Capitale si sta creando dal basso un fronte di persone, uomini e donne, che a diverso titolo sono impegnati nel sociale e che hanno le fedine penali pulite e che ogni giorno, con grande dedizione, fanno la differenza nella dura battaglia per offrire un pò di speranza e di 'misericordià a chi è sfortunato e vive ai margini delle nostre comunità». «Non vuole essere un sintomo di ribellione - continua Mineo - ma un sussulto spontaneo di dignità e di giustizia che trova nelle sue parole un'autorevole conferma. Eminenza, la nostra preoccupazione nasce dal fatto che questo clima pesante rischia di compromettere tanti servizi alla persona facendo ricadere su famiglie, anziani e disabili lo scotto di uno scandalo pesante e ramificato. Questo non è proprio giusto!». «La nostra realtà - ancora Mineo - si occupa di migliaia di giovani, che sono caduti vittime delle droghe, dell'alcool e del gioco d'azzardo. Proprio nei loro confronti abbiamo la doppia responsabilità di liberarli dai fantasmi del loro passato, ma anche di offrirgli una speranza per il futuro. In questo momento tutto ciò è più difficile e complicato. Le chiedo scusa per la mia schiettezza, ma Don Picchi ci ha insegnato e formato per mettere al centro delle nostre azioni la persona umana e non il profitto». «Oggi - conclude Mineo - Le scrivo con riconoscenza ed anche per chiederLe di pregare per noi e di continuare ad essere, con il Suo alto Magistero, un punto di riferimento per quanti credono nella giustizia e nella solidarietà in questi momenti di grande confusione». r

Mose, Expo, Mps, Mafia Capitale ed ora Grande Sistema - Tutto sbagliato, tutto da rifare

Perché Lupi sì e gli altri no? Un brutto affare che grida vergogna, un’opaca storia all’italiana che ci conferma quanto siamo lontani dal diritto, politico ed istituzionale.
Sia chiaro, Lupi non poteva non dimettersi di fronte a tante strane coincidenze, non esiste presunzione d’innocenza che tenga, in certi posti serve la totale trasparenza, l’esempio e soprattutto lo stile. Dunque per il ministro resistere e restare sarebbe stato controproducente, miope ed azzardato, ma insieme a lui dovevano uscire gli altri, non pretenderlo è stato il segno della nullità di Alfano e di tutto il Nuovo Centrodestra. L’errore infatti, non è di Renzi, che pone e dispone a suo piacimento, ma della corte che lo serve e gli obbedisce, terrorizzata di perdere la propria poltrona ed il potere.
Mollare Lupi al suo destino per il Ncd è una sconfitta politica totale; in questi casi o tutti o nessuno, non esistono mezze misure ed è inutile che Alfano insista sull’importanza di essere al Governo, i fatti dimostrano ampiamente che non conta nulla.
Detto questo, resta lo schifo di un sistema che non muore mai, di una rete occulta di potere che usa i nostri soldi a suo piacere, che trucca ed organizza come vuole, che impone amici senza pudore, che spende e spande senza ritegno. Altro che rottamazione, quale #volta buona o cambiamento di verso, siamo impantanati come sempre dentro il gorgo di una politica incapace, mediocre, piccola ed in larga parte disonesta. Solamente negli ultimi mesi, si sono susseguiti una girandola di scandali e malaffare: Mose, Expo, Mps, Mafia Capitale ed ora Grande Sistema, che avrebbe distrutto ogni governo e portato il Paese alle elezioni. Da noi invece si sorride, si cambia un ministro e si va avanti più spavaldi di prima.
Come se non bastasse, queste inchieste sono all’inizio e dove porteranno non si sa, la sensazione è brutta, puzza di bruciato, di qualche cosa che bolle in pentola, obbligando la politica a strisciare sui muri priva di forza e di autonomia. In questo quadro buio e polveroso, il Premier anziché chiedere scusa alla gente, cercare di ridurre i sacrifici, pacificare fisco e cittadini, allentare la morsa di Equitalia e delle tasse, sbeffeggia D’Alema, la minoranza e i dissidenti e se ne infischia di loro e della gente.
Servirebbe il capo dello Stato, un suo intervento, la sua voce, un richiamo forte ed assoluto al rispetto della carta e del diritto; per questo è stato eletto e acclamato, per poterci dare sicurezza. Siamo nell’occhio del ciclone e non è vero che tutto giri bene come ci dicono, la ripresa vera è una chimera ed i segnali sono appena lumicini e non certo fari abbaglianti che illuminano l’Italia.
Del resto basterebbe guardare i numeri per capire, la spesa sale ma non sale il Pil, il debito sale ma non salgono i consumi, sale la liquidità data alle banche ma non quella erogata ai cittadini. Non ci si illuda degli annunci, con lo zero virgola qualcosa non cambia niente, per respirare servirebbe almeno il 2 per cento, un debito in discesa e meno tasse.
Girando per l’Italia tira una brutta aria, di sofferenza e di malcontento, non rendersene conto è demenziale, è una dimostrazione di impotenza e supponenza che rischia di incendiare tutto e tutti. Non cogliere lo sforzo di Draghi, il cambio favorevole dell’euro, il costo del petrolio così basso, intervenendo sul fisco, credito e semplificazione in modo forte e coraggioso, sarebbe davvero folle e dissennato. Ormai ripetiamo continuamente, come un disco rotto, che serve la pace tra Stato e contribuenti, bisogna riportare la fiducia nel Paese, e cacciare una classe dirigente che ci ha condotto alla rovina; occorre mandare a casa quei burocrati che hanno dilapidato un patrimonio, serve di chiedere scusa per gli scandali ed infine serve di votare per avere finalmente così un Premier, una maggioranza ed un governo eletti dalla gente e non dal palazzo.
fonte  http://www.opinione.it

lunedì 23 marzo 2015

L'antimafia scolastica



tratto da http://www.peppinoimpastato.com

Sul giornale L'Ora del giorno 11 marzo e  e su quello del 13 marzo è pubblicato, in due parti, un articolo sulla tipologia delle varie antimafie oggi in giro. Non si parla dell'antimafia di Helg, su cui è meglio stendere un velo pietoso. Si parla di antimafia scolastica. Vi riporto lo stralcio.



Da alcuni anni i piani dell’offerta formativa prevedono progetti di “educazione alla legalità”, approvati dal Collegio dei docenti e finanziati, in parte con le magre risorse delle scuole, in parte con i fondi regionali (POR), nazionali (PON) o europei (FER­ST). Si tratta di presentare articolati progetti con formulari precisi, dettagliato utilizzo delle somme, da giustificare al centesimo, e che in parte vengono distribuite tra ore da pagare ai docenti e non docenti, spese per l’intervento di eventuali relatori e formatori, spese per pubblicizzare l’evento, spese per la costruzione di un “prodotto”, da allegare alle note giustificative.

La scuola assicura un pubblico, quello degli studenti, felici di uscire per qualche ora dalla loro aula e curiosi di ascoltare qualcosa di diverso: sui docenti ci sarebbe da fare un discorso a parte, considerato che alcuni approfittano di questi momenti per “evadere”, magari andare a fare la spesa o sistemare il registro, altri, per far credere che lavorano, sporgono forti lamentele al preside, perché vengono sottratte loro “ore di lezione”, altri ancora sparano giudizi feroci, come: ”I ragazzi sono stanchi di sentir parlare di mafia”, oppure: “E’ stato tutto un momento di indottrinamento politico di sinistra”. Oppure, ma questo l’ha detto anche il sindaco di Trapani, che “a scuola non bisogna parlare di mafia, per non mettere paura agli studenti: è meglio parlare di altro, di gastronomia per esempio”. 

Non basta e non può bastare una conferenza a formare sensibilità e coscienze antimafia. Anche l’articolazione dei singoli progetti, rivolti per lo più a  una ventina di ragazzi, non serve, se produce qualche cartellone, qualche coretto con l’immancabile “I cento passi” dei Modena o “Pensa” di Fabrizio Moro, o ancora qualche filmato con immagini prese da Internet. Tali progetti hanno qualche possibilità di risultato se diventano patrimonio e obiettivo di tutti i docenti, momento centrale dei loro piani di lavoro, da coordinare con i contenuti della disciplina che si insegna, in linea con quanto portato avanti dagli altri docenti. E, a parte la buona volontà di pochissimi, moltissimi preferiscono non occuparsi della questione. In ogni caso, anche queste forme spesso improvvisate del “fare antimafia” vanno incoraggiate e messe in atto, perché, diceva Sciascia, “Per sconfiggere la mafia ci vorrebbe un esercito di maestri”. Non c’è un esercito, ma ci sono alcuni soldati.