mercoledì 30 gennaio 2013

CONTRO LA PEDOFILIA. Una iniziativa che dovrebbe fare ogni comune.

IN NESSUN PROGRAMMA ELETTORALE DI QUESTI GIORNI E QUESTE SETTIMANE HO POTUTO SCORGERE ACCENNI ALLA LOTTA ALLA PEDOFILIA. EPPURE DOVREBBE ESSERE UNA LOTTA IMPORTANTE, FORSE PIU DELLO SPREAD E DEL PIL. MA TANT'E'... SAREBBE BELLO CHE QUELLO CHE HANNO FATTO IN QUESTO COMUNE LO FACESSERO TUTTI I COMUNI D'ITALIA! LEGGETE!!!

Tratto dal sito http://www.massimilianofrassi.it

Tutto era nato da una nostra conferenza. Di quelle per capirci che temono, cercando ad ogni modo di boicottare, con atteggiamenti che definire assurdi non rende l’idea (http://www.massimilianofrassi.it/blog/la-letterina-dei-falsi-abusi-di-apolloni.html ).
Da quel momento il Sindaco decise che si doveva fare di più.
Quanto segue, è quel di più…….E noi, a nome dell’intero coordinamento vittime pedofilia, non possiamo che dirci incredibilmente orgogliosi: di vedere che esistono realtà simili.

 

In Italia il primo comune anti pedofilo.

Interessante discorso di José “Pepe” Mujica al summit Rio20 in Brasile. Da ascoltare, leggere e diffondere.

José Alberto Mujica Cordano è nato Montevideo, 20 maggio 1935. Attuale Presidente dell’Uruguay, è conosciuto pubblicamente come Pepe Mujica, Senatore della Repubblica , il suo mandato è iniziato il 1º marzo 2010.
Con un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura, è stato eletto come deputato, senatore ed infine tra il 2005 ed il 2008 ha ricoperto la carica di ministro “de Ganadería, Agricultura y Pesca”. È stato il leader della corrente del Movimento di Partecipazione Popolare, settore maggioritario del Frente Amplio fino alle sue dimissioni avvenute il 24 maggio 2009. Il 30 novembre 2009 ha vinto le elezioni presidenziali, battendo al ballottaggio Luis Alberto Lacalle.
Dal 2005 è sposato con la senatrice leader storico del MPP Lucia Topolansky. Ha cominciato la sua attività politica di sinistra in una corrente Uruguay National Party, più tardi fece parte del movimento di guerriglia urbana Tupamaros. Poco prima del colpo di Stato in Uruguay è stato imprigionato e costretto in carcere per circa 15 anni di cui 13 nel penitenziario di Punta Carretas.

Gallicano non ha un canile municipale. E questo ha un costo. Soluzioni, idee, proposte.

Gallicano nel Lazio non ha un canile municipale ed è sostratto per questo a pagare circa 200mila euro all'anno per affidare la lotta al randagismo ad altre strutture, di altri paesi. Uno spreco di risorse se si pensa che un canile municipale a Gallicano, oltre che fonte di risparmio, può essere fonte di posti di lavoro. Ma sappiamo anche che dietro ai canili municipali si può nascondere un business non da poco. Leggiamo un articolo apparso su Repubblica, in cui si evince che  "i cani randagi in Italia sono circa 600mila, di cui un terzo nei canili. Un business che il ministero valuta sui 100 milioni di euro l'anno, ma che la Lav stima al doppio. Una rete di "prigioni" fuorilegge e spesso controllate dalle mafie dove 'il migliore amico dell'uomo' è ammassato, malnutrito, maltrattato; e da dove a migliaia partono per il Nord Europa per trasformarsi in cavie o animali da pelliccia".

lunedì 21 gennaio 2013

Apre la nuova Farmacia Comunale di Acquatraversa - L'agghiacciante dichiarazione del Vice Sindaco di Gallicano nel Lazio.

La salute è quanto di più importante vi sia nella vita di un individuo e di una comunità. Soprattutto dovrebbe essere sempre presente nei pensieri di un amministratore. Ma si sa, i politicanti pensano alle prossime elezioni, i politici alle prossime generazioni. E così, anche in occasione dell'inaugurazione di un importante servizio, come quello della Farmacia Comunale in località Acquatraversa, gli amministratori comunali di Gallicano, sono riusciti a rovinare anche questo avvenimento così importante.

martedì 15 gennaio 2013

I morti di Gallicano non sono "somme urgenze"?

Dal 2008 al 2012 sono stati spesi 29.808.450,00 € (ventinovemilioniottocentottomilaquattrocentocinquanta euro) per somme urgenze da parte dell'assessorato alla viabilità della Provincia di Roma, rappresentato dall'uomo nella foto!

Ebbene, tutti avrete a mente la campagna condotta per l'attivazione del semaforo e/o la messa in sicurezza dell'incrocio Gallicano/Palestrina dove hanno perso la vita, nel corso degli anni, troppe persone!

Quell'incrocio è ancora li, pericoloso come sempre e, di quei soldi, neanche un centesimo speso per la sua messa in sicurezza! Con degli incidenti mortali, non era forse un caso di somma urgenza? Per l'uomo nella foto, sembra di no!

Continueremo la battaglia!

Dispiace che il comune di Gallicano non abbia mai speso una parola pubblicamente a sostegno di questa campagna! Non dovrebbe, tale istituzione, essere al fianco dei cittadini ed al suo servizio? Non dovrebbe prestare orecchio a più di mille firme raccolte?

Scrivo questo post perché ritengo che sia sempre giusto informare i cittadini!

L'informazione è per sua definizione scomoda, altrimenti sarebbe propaganda!

martedì 8 gennaio 2013

ENNESIMO COLPO PER I DISABILI. UNA CIRCOLARE DELL'INPS DISCRIMINATORIA E ASSURDA

Un duro colpo arriva per i disabili e le loro famiglie. Riporto di seguito il testo, tratto da Agensir che spiega cosa sia accaduto. 

"È un inizio d’anno di grande timore quello che stanno vivendo in questi giorni migliaia di persone disabili in Italia. All’interno della consueta circolare di fine anno che adegua gli importi delle provvidenze economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi in base agli indicatori dell’inflazione e del costo della vita, l’Inps ha inserito una novità allarmante e inattesa. Se infatti, fino ad oggi, al raggiungimento del limite reddituale per le pensioni di invalidità concorrevano soltanto i redditi personali, dal 1° gennaio 2013 verranno presi in considerazione anche quelli del coniuge. 

Dunque, se in una famiglia con il marito o la moglie invalido civile al cento per cento il reddito complessivo supererà i 16.127,30 euro lordi all’anno, si perderà il diritto alla pensione di 275,87 euro mensili. Una piccola cifra, ben al di sotto di ogni relazione con i reali bisogni quotidiani di una persona con disabilità, che tuttavia costituisce spesso una risorsa indispensabile per quelle famiglie che già in difficoltà ora si trovano ancor più nel disagio.
 
Il nuovo indicatore reddituale è nondimeno discriminante perché, in barba ad ogni trattamento di equità sociale, riguarda soltanto gli invalidi civili al cento per cento e non quelli parziali, i sordi e i ciechi. La decisione dell’Istituto di previdenza non è, almeno in apparenza, di natura politica. Nella circolare n. 149 del 28 dicembre 2012, infatti, l’Inps basa la sua interpretazione su una sentenza della Corte suprema di Cassazione (Sezione lavoro 25 febbraio 2011, n. 4677) pronunciata non a sezioni unite e di tendenza contraria rispetto ad altri orientamenti già espressi dallo stesso tribunale. Le associazioni di categoria hanno minacciato ricorsi e il presidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap), Pietro Barbieri, ha parlato di una decisione che “colpisce i più poveri espropriandoli di una pensione dall’importo risibile” e ha invocato “chiarezza rispetto ai meccanismi di assunzione di tale provvedimento: vogliamo sapere chi, dall’interno dei Ministeri responsabili, abbia avallato questa iniqua decisione”. 

Quel che risulta più sorprendente, però, è il tentativo evidente di danneggiare quelle famiglie che, spesso con maggiori sacrifici, sono riuscite a costituirsi nonostante le circostanze assai difficili. In un contesto socio-economico senz’altro avverso alle persone più fragili la disposizione dell’Istituto, peraltro impegnato ormai da anni in una dispendiosa e farraginosa caccia ai “falsi invalidi”, segna un ulteriore passaggio nel degrado dei diritti di cittadinanza. Sebbene l’Inps non si richiami ad alcun dettato normativo, è difficile credere che la decisione non sia stata avallata da una precisa volontà politica. La stessa che, negli ultimi anni, ha cercato di legare a più riprese le indennità di accompagnamento al reddito e di introdurre principi iniqui di compartecipazione alla spesa pubblica senza differenziare prima le modalità di sostegno in base alle esigenze concrete dei cittadini.

In una campagna elettorale che già si è fatta rumorosa, stride il silenzio bipartisan sulla questione. Perché la scelta dell’Inps non andrà soltanto a ledere le condizioni economiche e sociali già precarie in cui vivono migliaia di persone disabili, ma sancirà un allontanamento marcato da quella ventilata politica per la famiglia che sembra occupare i primi posti della futura agenda di governo. Ci si ricorderà che la famiglia non è semplicemente un cumulo di redditi da cui attingere risorse?"
Riccardo Benotti (fonte Agensir)

Onestamente non capisco la disparità di considerazione, e la conseguente incongruenza, tra invalidità motoria e invalidità sensoriale. Forse per i numerosi falsi invalidi sensoriali scoperti negli ultimi tempi? Questo avallerebbe la tesi politica. 
Inoltre non comprendo la fretta dell'entrata in vigore. Dopo 4 giorni. 
Vorrei chiedere, e mi sorge il dubbio proprio per questo, se invece di essere due coniugi, si trattasse di un genitore con uno o più figli benestanti, il reddito considerato sarebbe unicamente quello del genitore?

venerdì 4 gennaio 2013

Sandro Pertini…profilo di un Presidente della Repubblica

tratto da www.icittadini.it

Mamma! Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Da noi deve partire l’esempio di attaccamento agli istituti democratici e soprattutto l’esempio di onestà e di rettitudine. Perché il popolo italiano ha sete di onestà. Su questo punto dobbiamo essere intransigenti prima verso noi stessi, se vogliamo poi esserlo verso gli altri. Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, che la corruzione è nemica della libertà.
Sandro Pertini

9 Luglio 1978
Messaggio del Presidente Sandro Pertini dopo la sua elezione
Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, nella mia tormentata vita mi sono trovato più volte di fronte a situazioni difficili e le ho sempre affrontate con animo sereno, perché sapevo che sarei stato solo io a pagare, solo con la mia fede politica e con la mia coscienza.
Adesso, invece, so che le conseguenze di ogni mio atto si rifletteranno sullo Stato, sulla nazione intera. Da qui il mio doveroso proposito di osservare lealmente e scrupolosamente il giuramento di fedeltà alla Costituzione, pronunciato dinanzi a voi, rappresentanti del popolo sovrano. Dovrò essere il tutore delle garanzie e dei diritti costituzionali dei cittadini. Dovrò difendere l’unità e l’indipendenza della nazione nel rispetto degli impegni internazionali e delle sue alleanze, liberamentecontratte.
Dobbiamo prepararci ad inserire sempre più l’Italia nella comunità più vasta, che è l’Europa, avviata alla sua unificazione con il Parlamento europeo, che l’anno prossimo sarà eletto a suffragio diretto.
L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.
Ma dobbiamo operare perché, pur nel necessario e civile raffronto fra tutte le ideologie politiche, espressione di una vera democrazia, la concordia si realizzi nel nostro paese.
Farò quanto mi sarà possibile, senza tuttavia mai valicare i poteri tassativamente prescrittimi dalla Costituzione, perché l’unità nazionale, di cui la mia elezione è un’espressione, si consolidi, si rafforzi. Questa unità è necessaria, e se per disavventura si spezzasse, giorni tristi attenderebbero il nostro paese.
Non dimentichiamo, onorevoli deputati,, onorevoli senatori, signori delegati regionali, che se il nostro paese è riuscito a risalire dall’abisso in cui fu gettato dalla dittatura fascista e da una folle guerra, lo si deve anche e soprattutto all’unità nazionale realizzata allora da tutte le forze democratiche.
E’ con questa unità nazionale che tutte le riforme, cui aspira da anni la classe lavoratrice, potranno essere attuate. Questo è compito del Parlamento.
Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino. La disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione. Questo, chi vi parla, può dire per personale esperienza acquisita quando in esilio ha dovuto fare l’operaio per vivere onestamente. La disoccupazione giovanile deve soprattutto preoccuparci, se non vogliamo che migliaia di giovani, privi di lavoro, diventino degli emarginati nella società, vadano alla deriva, e disperati, si facciano strumenti dei violenti o diventino succubi di corruttori senza scrupoli.
Bisogna risolvere il problema della casa, perché ogni famiglia possa avere una dimora dignitosa, dove poter trovare un sereno riposo dopo una giornata di duro lavoro.
Deve essere tutelata la salute di ogni cittadino, come prescrive la Costituzione.
Anche la scuola conosce una crisi che deve essere superata. L’istruzione deve essere davvero universale, accessibile a tutti, ai ricchi di intelligenza e di volontà di studiare, ma poveri di mezzi.
L’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della Carta costituzionale che si riferiscono all’insegnamento e alla promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi. Il dettato costituzionale, che valorizza le autonomie locali e introduce le regioni, è stato attuato. Ne è derivata una vasta partecipazione popolare che deve essere incoraggiata.
Questo diciamo, perché vogliamo la libertà, riconquistata dopo lunga e dura lotta, si consolidi nel nostro paese. E vada la nostra fraterna solidarietà a quanti in ogni parte del mondo sono iniquamente perseguitati per le loro idee.
Certo noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata. Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale. Ripeto quello che ho già detto in altre sedi: libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. Di qui le riforme cui ho accennato poc’anzi. Ed è solo in questo modo che ogni italiano sentirà sua la Repubblica, la sentirà madre e non matrigna. Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza. Contro questa violenza nessun cedimento. Dobbiamo difendere la Repubblica con fermezza, costi quel che costi alla nostra persona.. Siamo decisi avversari della violenza, perché siamo strenui difensori della democrazia e della vita di ogni cittadino. Basta con questa violenza che turba il vivere civile del nostro popolo, basta con questa violenza consumata quasi ogni giorno contro pacifici cittadini e forze dell’ordine, cui va la nostra solidarietà.
Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa Assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi. Ci conforta la constatazione che il popolo italiano ha saputo prontamente reagire con compostezza democratica, ma anche con ferma decisione, a questi criminali atti di violenza. Ne prendano atto gli stranieri spesso non giusti nel giudicare il popolo italiano. Quale altro popolo saprebbe rispondere e resistere alla bufera di violenza scatenatesi sul nostro paese come ha saputo e sa rispondere il popolo italiano?
Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali invio alle forze armate il mio saluto caloroso. Esse oggi, secondo il dettato della Costituzione, hanno il solo nobilissimo compito di difendere i confini della patria se si tentasse di violarli. Noi siamo certi che i nostri soldati e i nostri ufficiali saprebbero con valore compiere questo alto dovere.
Il mio saluto deferente alla magistratura: dalla Corte costituzionale a tutti i magistrati ordinari e amministrativi cui incombe il peso prezioso e gravoso di difendere la vita altrui. Ma devono essere meglio apprezzate ed avere condizioni economiche più dignitose.
Vada il nostro riconoscente pensiero a tutti i connazionali che fuori delle nostre frontiere onorano l’Italia con il loro lavoro.
Rendo omaggio a tutti i miei predecessori per l’opera da loro svolta nel supremo interesse del paese. Il mio saluto al senatore Giovanni Leone, che oggi vive in amara solitudine.
Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.
Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica.
Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell’amore di patria e nell’aspirazione costante alla libertà e alla giustizia. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, viva l’Italia!
tratto da www.icittadini.it



Malati di gioco

Il 9 giugno 2011 una ventina di amministratori locali della provincia di Varese si sono incontrati nella sala Consiglio del Comune di Azzate per discutere di gioco d'azzardo.

Si tratta di amministrazioni che negli ultimi anni hanno adottato sull'argomento provvedimenti molto restrittivi per far fronte a un fenomeno in pericolosa crescita in tutto il Paese, soprattutto tra i più giovani.

Secondo uno studio condotto su 40.000 studenti dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa (Ifc-Cnr) il gioco d’azzardo è in forte aumento specie tra minori, studenti e adolescenti.

In testa alla classifica per Regioni, al primo posto c'è la Campania con il 57,8% degli studenti ‘giocatori’, seguono Basilicata con il 57,6% e Puglia con il 57%. Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria e Umbria si attestano oltre il 50%. Inferiori alla metà le percentuali di Emilia-Romagna (40,8%); Valle d’Aosta (41,1%); Liguria (41,6%); Piemonte (42,3%); Lombardia (43,5%); Toscana (43,4%). Agli ultimi posti Trentino (35,8%), Friuli Venezia Giulia e Veneto (36,3%).

Nel 2010 gli italiani hanno speso oltre 61 miliardi di euro tra slot machines (50% dell'ammontare totale), gratta e vinci (16%), scommesse e bingo. Circa 44 sono diventati vincite, 9,9 sono entrati nelle casse dell’erario, il resto diviso tra concessionarie ed esercenti. (Fonte Aams). Dell'argomento si è occupata una puntata di Report.

"Gioca senza esagerare" dicono le pubblicità ma le occasioni per giocare si moltiplicano (presto anche al supermercato) e aumentano anche coloro che del gioco non riescono più a fare a meno.

A denunciare questo fenomeno ci sono associazioni come l'AND - Azzardo e Nuove Dipendenze che vedono aumentare le richieste di aiuto.

A Zarathustra Daniela Capitanucci, presidente di AND.

Ascolta la puntata andata in onda sabato 11 giugno alle 18,05, su Radio Italia anni '60 - Emilia Romagna.

PRIMA PARTE


SECONDA PARTE

Gioco d’azzardo: epidemia italiana. Uno studio IFC-CNR: "Complex Factors and Behaviors in the Gambling Population of Italy"

Il gioco d'azzardo (gambling) è una pratica molto diffusa, tollerata e in alcuni casi incentivata. Secondo l'Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio (ALEA) nel 2010 questo fenomeno ha raccolto 64 miliardi di euro e per il 2011 si stima un valore superiore ai 75 miliardi. Stando a questi dati l’Italia avrebbe assorbito il 23 per cento dell’intero consumo mondiale di gioco d’azzardo. In cifre assolute: 86 miliardi di dollari su 368 (dati forniti da A.gi.co.s. per il 2010).
Ora una ricerca dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (IFC-CNR, Pisa) pubblicata su Springer Science (Studio sul comportamento nel gioco d’azzardo nella popolazione italiana) descrive il giocatore tipo: maschio, licenza media inferiore, fumatore e forte consumatore di alcolici. La categoria più a rischio? I giovani giocatori che abusano anche di tranquillanti.
Per la coordinatrice della ricerca, Sabrina Molinaro (IFC-CNR): «Il 42% della popolazione campionata nelle fasce di età 15-24 e 25-64 ha giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi. In proporzione, possiamo considerare circa 17 milioni di persone coinvolte dal gioco d’azzardo, una sorta di epidemia sociale che condiziona molte famiglie italiane. Dichiara di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi il 36% dei 15-24enni, equivalente a 2,2 milioni di giovani adulti, composto dal 27% di cosiddetti giocatori sociali e dal 9% di problematici, questi ultimi corrispondenti a 500 mila persone. Negli adulti coloro che affermano di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi sono il 45% - in proporzione 15 milioni - tra il 37% che non presenta criticità e l’8% classificato tra i problematici”, prosegue Molinaro».
Secondo la ricercatrice del CNR la predominanza maschile potrebbe discendere dal marketing, orientato soprattutto verso i maschi: scommesse sportive, poker on-line, slot-machine .
«Solo di recente la pubblicità si rivolge alle donne con giochi come il bingo, gratta e vinci, lotto, superenalotto».
Hanno la loro influenza anche il livello d'istruzione e la combinazione con altre problematiche: «I giocatori 15-24enni in possesso della sola licenza media inferiore, uomini e donne, cadono maggiormente nella dipendenza rispetto a chi ha conseguito la laurea. Inoltre, tra i giovani che usano tranquillanti tale possibilità è tripla, mentre per chi fuma oltre undici sigarette al giorno e per chi ha un profilo di alcolismo è doppia».
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 5 gennaio 2012

Complex Factors and Behaviors in the Gambling Population of Italy
Springer Science. Business Media, LLC 2011 (DOI: 10.1007/s10899-011-9283-8)
Luca Bastiani, Mercedes Gori, Emanuela Colasante, Valeria Siciliano, Daniela Capitanucci, Paolo Jarre, Sabrina Molinaro (IFC-CNR)
Abstract
Gambling has seen significant growth globally, and particularly in Italy: it has rapidly evolved from a simple recreational activity to represent 4% of Italian GDP in 2010.A sample of 4.494 gamblers was drawn from IPSAD-Italia®2007-2008 (Italian Population Survey on Alcohol and Drugs) in order to examine different gambling patterns (assessed using the Canadian Problem Gambling Index Short form scale).Separate analysis was performed on young adults, age 15–24 (n = 1,241; male 56.2%), and adults, age 25–64 (n = 3,253; male 53.8%): compared with adults, Italian youth, although they gambled less (35.7% vs. 45.3%), appeared to have higher prevalence of low risk gambling (6.9% vs. 5.8%) and moderate risk or problem gambling (2.3% vs. 2.2%). Males are more likely to be moderate-risk or problem gamblers. Those with only a primary education are more likely to be moderate-risk or problem gamblers (young adults: RRR = 5.22; adults: RRR = 3.23) than those with a university education, just like those youth who use depressants, but only among younger (RRR = 3.38).A fundamental issue, “do not disapprove of gambling”, seems to relate to problematic gambling: a specific Italian legislation, the Abruzzi Decree Law, could have influenced the perception that gambling may contribute positively to provide additional funds to the government for social good as well as to add needed jobs. Regardless of such potential social benefits, gambling is a social epidemic and if this association should be confirmed by more focused studies, policy makers should evaluate ways to affect this perception as soon as possible.